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Area camper San Leo

Indirizzo:Via Michele Rosa, San Leo (RN)

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NON PIU' OPERATIVA CAUSA CROLLO PARETE ROCCIOSA

L'area sosta di San Leo si trova all'interno del borgo storico della cittadina in Via Michele Rosa, e per accedervi bisogna passare per l'unica strada percorribile, stretta ed in salita, cercando di attravesare la porta d'ingresso prima di non trovare il traffico discendente, la sosta dista dal nucleo storico poco meno di 300 metri.

La struttura ricettiva per le autocaravan ├Ę inserita in un contesto unico, immersa nel verde delle colline in una zona molto tranquilla, l'area camper si divide in due zone, una appena entrati dall'ingresso ├Ę con il fondo in terra battuta ed il camper service di lato, l'altra molto ampia ├Ę su fondo in erba e con ombreggiatura parziale vicina ad un campetto di calcio.

Tutta l'area camper ├Ę illuminata da lampioni pubblici e possiede le colonnine della corrente elettrica, lo stallo dei servizi del camper service ├Ę molto ampio ed in piano su cemento, ha il pozzetto dello scarico piccolo e con le maglie strette e la fontanella dell'acqua potabile in una colonnina in muratura di cemento, ottima l'accessibilit├á discreta invece l'utilizzo dello scarico, soprattutto per le cassette wc.

Attualmente l'area camper comunale non fornisce altre indicazaioni; non vengono segnalati i limiti di permanenza ed i costi per il servizio usufruito, i cani sono ammessi, apertura annuale tranne come accennato sopra.
Area sosta in fase di ripensamento logistico e turistico.

Area sosta di San Leo
Via Michele Rosa, 26 - 47865 San Leo (RN)
Coordinate GPS: 43.89882,12.343279  /  43°53'55.8"N 12°20'35.8"E

Comune di San Leo
Piazza Dante Alighieri 1 - 47865 San Leo (RN)
Tel. +39 0541.916211-916226 - Fax +39 0541.916184
www.comune.san-leo.ps.it - municipio@comune.san-leo.rn.it

Ufficio Turistico IAT
San Leo 2000 Servizi Turistici S.r.l.
Piazza Dante Alighieri, 14 - 47865 San Leo (RN)
Per informazioni - Numero Verde: 800 553 800
Tel: +39 0541.916306 / +39 0541.926967 - Fax: +39 0541.926973
www.san-leo.it - info@sanleo2000.it - sanleo2000servizituristici@metapec.com

www.san-leo.it
www.san-leo.net
www.museialtavalmarecchia.it
www.lavalmarecchia.it
www.parcosimone.it
www.provincia.rimini.it
www.altarimini.it

San Leo (San Lé in dialetto romagnolo) è un comune della Provincia di Rimini in Emilia-Romagna.
Il paese si trova su uno sperone di roccia della Valmarecchia da cui si domina San Marino e la Marecchia.

San Leo città d'Arte

Nella media Valle del Marecchia, al centro della Regione storica del Montefeltro, su un masso imponente di forma romboidale con pareti strapiombanti al suolo, sorge San Leo.
La placca rocciosa, di formazione calcareo-arenacea, è il risultato della tormentata genesi che ha portato alla formazione del paesaggio della Val Marecchia, nota ai geologi come Coltre o Colata della Val Marecchia.
I limiti della placca, nel caso di San Leo, sono interamente identificabili e coincidenti con i dirupi e gli strapiombi; il contatto con le argille sottostanti è sempre evidente.

Questa situazione rende San Leo un paradigmatico esempio ai fini della interpretazione della geologia locale e riassume, inoltre, notevoli, fenomeni geomorfologici, caratteristici della Val Marecchia.
La straordinaria conformazione naturale del luogo ne ha determinato, dall’epoca preistorica, la doppia realtà di fortezza munita per natura e di altura inaccessibile e perciò sacra alla divinità.

L’antico nome Mons Feretrius è tradizionalmente legato ad un importante insediamento romano, sorto intorno ad un tempio consacrato a Giove Feretrio.
Pur non essendo in possesso di fonti in grado di attestare l’anno in cui i romani giunsero in questo luogo, possiamo affermare che, fin dal III secolo, essi costruirono una fortificazione sul punto più elevato del monte, ma non monirono l’abitato di cinta murarie poiché la rupe è di per sé inaccessibile da qualunque lato.

Sul finire del III secolo, giunsero nel Montefeltro, dalla Dalmazia, Leone e il compagno Marino, ai quali si deve la diffusione del cristianesimo che si propagò rapidamente in tutta la regione circostante, fino alla nascita della Diocesi di Montefeltro. Leone è considerato, per tradizione, il primo Vescovo di Montefeltro, anche se l’istituzione della Diocesi risale, probabilmente, al periodo fra VI e VII secolo, quando San Leo venne eretta a città (il primo vescovo è documentato soltanto nell’826).

La circoscrizione ecclesiastica facente capo a Montefeltro comprendeva un territorio prevalentemente collinare e montuoso, distribuito tra le Valli del Savio, Marecchia, Conca e Foglia (a parte alcune mutazioni, l’antica Diocesi sopravvive oggi con l’intitolazione di San Marino-Montefeltro).

Sull’originario sacrario edificato dallo stesso Leone che la tradizione vuole abile tagliatore di pietre, sorse la Pieve, dedicata al culto orientale della Dormitio Virginis.
L’edificio, costruito in epoca carolingia e rimodernato in età romanica, raccoglie intorno a sé il nucleo della città medievale.

Dopo il VII secolo, accanto alla Pieve, fu innalzata la Cattedrale, consacrata al culto del Santo Leone. Nel 1173 essa venne completamente rinnovata, nelle forme romanico-lombarde, e unita alla possente torre campanaria di probabile origine bizantina.

Il nucleo della città sacra, composto dal Palazzo Vescovile e dalla residenza dei Canonici, veniva così a costituire un vero e proprio agglomerato urbano, la civitas Sanctis Leonis, arricchita di altri edifici dalla dinastia dei Montefeltro stabilitasi a San Leo a metà del 1100.
Non a caso essi, discendenti della progenie dei Conti di Carpegna, assunsero il titolo ed il nome proprio dall’antica città-fortezza di Montefeltro-San Leo.

Il centro medievale conserva gli edifici romanici, Pieve, Cattedrale e Torre Campanaria, mentre i palazzi residenziali hanno subito numerose trasformazioni principalmente durante il periodo rinascimentale.
L’abitato storico si estende intorno alle chiese che affacciano sulla piazza centrale, intitolata a Dante Alighieri, ed è composto da numerosi edifici: il Palazzo Mediceo (1517-23), la residenza dei Conti Severini-Nardini (XIII-XVI sec.), il Palazzo Della Rovere (XVI-XVII sec.), la Chiesa della Madonna di Loreto e abitazioni costruite fra il XIV e il XIX secolo.

Distanziata dall’agglomerato urbano, per evidenti ragioni difensive, è la Fortezza di Francesco di Giorgio Martini.
Il primitivo nucleo altomedioevale, in cui dal 961 al 963 era stato assediato Berengario Re d’Italia da Ottone I di Germania, venne ampliato tra XIII e XIV secolo, quando i Malatesta riuscirono a sottrarre San Leo ai Montefeltro.
Il Mastio medievale, difeso dalle quadrangolari torri malatestiane, venne definitivamente ridisegnato dall’architetto senese Francesco di Giorgio Martini per volere di Federico da Montefeltro nel 1479.
Egli escogitò la doppia cortina tesa in punta fra torrioni circolari forgiati di beccatelli, la munì del grande rivellino rivolto a sud, al di sotto del quale pose una caratteristica casamatta.

La nuova forma prevedeva una risposta al fuoco secondo i canoni di una controffensiva dinamica che potesse garantire direzioni di tiri incrociati, da qualunque parte provenisse l’attacco.

La fortezza fu protagonista di importanti vicende guerresche durante il periodo rinascimentale: fu sottratta per pochi mesi ai Montefeltro dal duca Valentino nel 1502 e ai Della Rovere delle truppe medicee nel 1517.

Con la devoluzione del ducato urbinate al dominio diretto dello Stato Pontificio (1631), la rocca perse il suo carattere di arnese da guerra e fu adattata a carcere.

Nel 1788, essendo le carceri della Fortezza di San Leo per la loro forma e situazione molto insalubri e minacciando uno di quei Baluardi imminente ruina, Giuseppe Valadier, nominato da Pio VII architetto dello Stato della Chiesa, fu incaricato di apportare all’intera struttura le necessarie migliorie.

Dal 1791, fino alla morte avvenuta il 26 Agosto 1795, vi fu rinchiuso Giuseppe Balsamo, noto come Alessandro conte di Cagliostro, uno dei più enigmatici ed affascinanti avventurieri dell’età dei Lumi.

Con l’avvento dell’Unità d’Italia, San Leo non fu oggetto di riadattamento urbanistici, mantenendo inalterato l’impianto urbano.

Notevole il patrimonio architettonico conservato:
la Pieve preromanica, il Duomo romanico lombardo del sec. Xll, il Forte; Il Museo di Arte Sacra recentemente allestito nel Palazzo Mediceo, sparsi sul territorio comunale, i ruderi di diversi castelli, tra i quali quelli di Pietracuta, e di Piega, il convento francescano di S. Igne, il convento domenicano di Monte di Pietracuta, la chiesa di Montemaggio, con un pregevole soffitto di legno a cassettoni.
Il panorama che si gode da San Leo è uno dei più belli e caratteristici della regione la vista spazia sui monti circostanti e lungo, la vallata del Marecchia, fino al mare. 
Dotata di moderni impianti sportivi, annovera oltre ai campi da calcio i, campi da tennis, una avio superficie dove è possibile praticare il volo a vela (aliante). Dalle rocce del monte San Severino e possibile decollare con il parapendio.

Museo d'Arte Sacra:
Il Palazzo Mediceo di San Leo venne edificato tra il 1517 e il 1523, per ospitare il Governatore di San Leo e del Montefeltro per conto della Repubblica Fiorentina.
Le truppe fiorentine guidate da Antonio Ricasoli conquistarono San Leo nel maggio 1517, in una storica impresa guerresca celebrata dal Vasari in un affresco in Palazzo Vecchio a Firenze.

L’edificio si presenta al visitatore come un fondale scenografico da cui si dipana la piazza principale.
Ubicato tra Pieve e Duomo, il Palazzo presenta un impianto tipicamente rinascimentale, organizzato intorno alle stanze di rappresentanza del piano terreno, pur mancando la caratteristica corte centrale tipica delle residenze fiorentine.
I restauri, terminati nel 1995, hanno riportato l’edificio alle dimensioni originarie.

Museo della Fortezza:
Trasformato oggi in sede museale, il Forte è innanzitutto un'importante testimonianza di architettura militare. Il monte di San Leo, per la sua posizione dominante e per la sua peculiare conformazione geografica, caratterizzata da pareti scoscese e perpendicolari al suolo, ha sempre costituito una Fortezza naturale.
Già i Romani, ben consapevoli di tale attitudine, vi costruirono una prima fortificazione. Durante il Medioevo, la Fortezza venne contesa da Bizantini, Goti, Longobardi e Franchi.

Il duomo di San Leo:

Cenni storici:

Il sito su cui sorge la cattedrale, una protuberanza di roccia, era adibito al culto delle divinità sin dall'epoca preistorica.
L'edificazione del primo duomo altomedievale si ebbe nel VII secolo, quando l'antica Montefeltro (San Leo) venne eretta a civitas, diventando sede di una diocesi.
I resti della prima chiesa sono inglobati nell'attuale struttura romanica-longobarda.
Ne rimangono inoltre numerosi frammenti scultorei, quali i resti del ciborio di San Leone, capitelli con motivi fitomorfici e i leoni alati del protiro, che sostengono una colonna della navata.
Su un pilastro della navata centrale, tra due testine ovoidali, è incisa la data 1173, probabilmente riferita ad un intervento di ristrutturazione di maestranze guidate da capomastri emiliano-lombardi.

L'esterno:
Anticamente il duomo non era in posizione isolata ma era bensì affiancato dal palazzo Vescovile, dalla sede dei Canonici, da foresterie, ospedale, sacrestia e molto probabilmente dal battistero.
Questi edifici, dalla torre alla pieve, costituirono per diversi secoli il quartiere cattedrale, una cittadella religiosa chiamata il Vescovado, probabilmente fortificata.

Le mura sono interamente composte di conci di arenaria levigati, esternamente di color ocra e internamente di color grigio ferrigna.
Con la ristrutturazione post-tridentina, operata nel XVI secolo, il pavimento fu disposto, anziché su due piani a quote diverse, ad un unico piano. Allo stesso periodo risalgono anche la balaustra che racchiude il presbiterio e lo scalone, di stile urbinate.
L'intera struttura presenta numerosi elementi asimmetrici.

L'ingresso è posizionato su una fiancata anziché sulla facciata, situata su un ripido pendio roccioso.
Il portale è sovrastato da busti scolpiti che raffigurano San Leone e San Valentino, proveniente dalla chiesa antica.
Quello di San Leone è la più antica raffigurazione del Santo pervenuta ai giorni nostri.
Come gran parte degli edifici di San Leo anche il duomo è privo di fondamenta poiché poggia direttamente sulla roccia.
In essa sono inoltre scavate due scalette che conducono alla cripta.
Le numerose monofore e bifore presentano strombature.

L'interno:

La pianta della chiesa è a croce latina, con tre navate divise da pilastri a fascio e colonne di spoglio, che sorreggono archi a sesto spezzato, accennando all'imminente stile gotico.
Ogni pilastro e ogni colonna è ornato a livello del capitello da bassorilievi che raffigurano animali del cosiddetto bestiario cristiano, che simboleggiano i vizi e le virtù.

Vi sono inoltre il pesce, simbolo del Cristo, diverse stilizzazioni dell'Albero della Vita e figure di uomini e donne, ad esaltare l'attività umana.
Per le dimensioni emergono telamoni e cariatidi, che nel centro della navata e del presbiterio si contrappongono in maniera simmetrica.

Nel duomo sono inseriti, senza un preciso ordine, rocchi di colonne romane di marmo, di cui quattro, impreziositi da capitelli corinzi, si alternano ai pilastri nelle navate e nel presbiterio, testimoniando la presenza di edifici di epoca romana in loco.

In fondo alla navata centrale sono presenti numerose tombe, dove sono sepolti i membri delle antiche famiglie gentilizie della città. Nel presbiterio vi è invece il grande crocifisso pendente, donato alla cattedrale nel 1205 dal conte Montefeltrano di Montefeltro.
Esso era originariamente issato sul suo carroccio. Il corpo di Cristo è stato ridipinto più volte nel corso del tempo mentre le figure laterali sono originali.

Prima della ristrutturazione cinquecentesca le due rampe di scale mediante il quale si accede al presbiterio erano più strette e ripide, come lasciano supporre tracce nella parete destra.
Plutei, transelle e un'iconostasi marcavano la divisione tra il presbiterio e l'aula dei fedeli al posto dell'odierna balaustra. L'altare inoltre risultava più piccolo e sovrastato dal ciborio, i cui frammenti sono esposti nel vicino museo d'Arte Sacra.

La cripta riporta gli stessi lineamenti architettonici della chiesa sovrastante, con una maggiore omogeneità nelle forme romaniche, facendola risultare la parte più antica del complesso, con archi a tutto sesto, volte a crociera, colonne e pilastri cuciformi.
La luce proviene da piccole finestre con doppia strombatura. Una peculiarità sta inoltre nel fatto di essere dedicata a San Pietro, la cui intitolazione è diffusa tra le chiese più antiche della zona, facendo supporre che la cripta stessa sia il risultato della ristrutturazione di un tempio precedente, forse un'abbazia.

Sull'altare è collocata una reliquia di San Leo, donata nel 1953 dalla comunità di Voghenza, che ne custodisce in un santuario le spoglie dal 1016. In fondo alla cripta, in una nicchia, si trova il coperchio del sarcofago del Santo, risalente al V secolo, tipico esempio di sarcofago romano.

La pieve di Santa Maria Assunta:
La pieve di Santa Maria Assunta si trova a San Leo, in provincia di Rimini.
È il più antico luogo di culto della città. È il più antico edificio di culto della città e del Montefeltro, rappresentando la prima testimonianza materiale della cristianizzazione della zona, operata da San Leone tra il III e il IV secolo.

Secondo la tradizione fu proprio il santo dalmata che, esercitando la professione di tagliapietre, edificò la prima chiesa, dedicata all'Assunzione di Maria, la Dormitio Virginis. Grazie alla sua posizione, su una protuberanza rocciosa, sotto le navate sono ricavati due ambienti: la cripta e il cosiddetto Sacello di San Leone.

Quest'ultimo, a cui si accede da una porta esterna, conserva tracce di un'abside scavata nella roccia. Custodisce inoltre il fronte di un sarcofago, decorato dalla raffigurazione di due pavoni che si abbeverano al cantaro, che rappresenta la più antica testimonianza scultorea del complesso, probabilmente antecedente l'VIII secolo, utilizzato nello strombo di una monofora.

La datazione del ciborio presente nel presbiterio della pieve, (882), dedicato secondo tradizione dal Duca Orso alla Vergine, viene ritenuta valida per l'intera costruzione, anche se gli elementi romanici posticipano l'edificazione nell'attuale aspetto al XI secolo.
L'antica chiesa carolingia venne infatti danneggiata da un terremoto e ricostruita quasi completamente.
La pieve possiede un impianto basilicale a tre navate.

Le mura, in conci di arenaria, calcare e pietre d'altro genere, sono scandite da lesene poggianti su ampi basamenti a zoccolo.
Le tre absidi sono ornate da archetti pensili, realizzati con l'alternanza di conci e laterizi disposti a tre a tre tra le lesene.

L'abside maggiore, notevolmente più ampia delle altre due, ingloba quest'ultime per circa un terzo del loro perimetro, similmente al vicino duomo.
Non è pervenuta l'archeggiatura delle fiancate e della facciata, che si affaccia a strapiombo sulla roccia sottostante e che è movimentata da cinque contrafforti, di cui il mediano si interrompe in corrispondenza della bifora al centro.

I portali sono quindi posti ai lati, entrambi con arco a tutto sesto ed entrambi sormontati da una loggetta cieca, nelle cui ghiere si alternano conci bicolore.
L'interno, a pianta longitudinale, presenta tre navate separate da arcate a tutto sesto sostenute da pilastri e colonne che si alternano.
Le colonne, sei in totale, costituiscono elementi di epoca romana o tardo antica appartenuti ad altre costruzioni reimpiegati nella pieve, come anche per i quattro capitelli corinzi che le sovrastano, risalenti al I-IV secolo.

Le pareti interne erano un tempo intonacate e ricoperte in gran parte da affreschi le cui tracce sono andate cancellate con i restauri operati negli anni trenta.
Sulla cripta si innalza il presbiterio, che ospita nell'abside centrale un ciborio datato 882, la cui datazione, come già affermato, è ritenuta valida per l'intera struttura.

Il forte di San Leo:
Il Forte di San Leo, conosciuto anche come Rocca di San Leo si trova nell'omonimo comune in provincia di Rimini, in Emilia Romagna.
È situato sulla cima della cuspide rocciosa che sovrasta l'abitato leontino e domina la Valmarecchia.

Storia:

Una prima fortificazione sulla cima del monte fu costruita dai Romani.
Nel Medioevo fu aspramente contesa da Bizantini, Goti, Franchi e Longobardi. Tra il 961 e il 963 vi fu stretto in assedio Berengario II, ultimo re del regno Longobardo d'Italia da Ottone I di Sassonia.

Intorno alla metà del XI secolo i conti di Montecopiolo giunsero a Montefeltro, antico nome di San Leo, da cui trassero il nome e il titolo di conti. Nella seconda metà del Trecento i Malatesti riuscirono ad espugnare la rocca, alternandosi nel dominio ai Montefeltro sino alla metà del Quattrocento.

Nel 1441 il giovanissimo Federico da Montefeltro fu autore di un'intraprendente scalata del forte.
Per tenere testa alle nuove tecniche militari egli fece riedificare la rocca affidando il compito all'ingegnere senese Francesco di Giorgio Martini.

La nuova struttura permetteva una controffensiva dinamica, garantendo direzioni di tiro incrociate.
Per garantire questa condizione i lati della rocca erano dotati di artiglieria e le vie d'accesso vennero rese non raggiungibili dal fuoco nemico grazie ad avamposti militari.

Nel 1502 Cesare Borgia, con in sostegno di Papa Alessandro VI, si impadronì della rocca. Alla morte del pontefice, nel 1503, Guidobaldo da Montefeltro riprese il possesso dei suoi domini.
Nel 1516 le truppe fiorentine, sostenute questa volta da Leone X e guidate da Antonio Ricasoli penetrarono nella città e requisirono il forte.

Sino alla devoluzione allo Stato Pontificio dal Ducato di Urbino, nel 1631, San Leo appartenne dal 1527 ai Della Rovere.
Con il nuovo possesso la funzione dell'edificio passò da rocca a carcere, le cui celle erano ricavate dagli alloggi dei militari.
Fra i reclusi che vi furono imprigionati spiccano i nomi di Felice Orsini e del pensatore palermitano Cagliostro. Nel 1906 la fortezza cessò di essere un carcere e per otto anni, fino al 1914, ospitò una "compagnia di disciplina".

Nell'Italia unita il comune di San Leo è appartenuto alle Marche (provincia di Pesaro e Urbino) fino al 15 agosto 2009, quando ne è stato distaccato congiuntamente ad altri sei comuni dell'Alta Valmarecchia in attuazione dell'esito di un referendum svolto il 17 e 18 dicembre 2006.
Contro la variazione territoriale le Marche hanno proposto ricorso alla Corte costituzionale, ma questa lo ha ritenuto infondato.
Attualmente gli ambienti della fortezza ospitano un museo d'armi e una pinacoteca.

Descrizione:

Nella rocca sono presenti due parti abbastanza distinte: il mastio, che con i suoi torricini quadrati e l'ingresso gotico è la parte più antica e l'ala residenziale, i torrioni rotondi e il muraglione a carena con beccatelli che li collega, di fattura più recente.
I due torrioni, il muro di cinta e il mastio delimitano inoltre la cosiddetta Piazza d'armi.

La zona è costellata di picchi rocciosi che si innalzano volgendo al mare le pareti più scoscese.
Su ciascuno di questi picchi una rocca o i ruderi di un fortilizio rammentano un passato tumultuoso; mentre le Pievi antiche temperano l'aspetto fiero di valloni e alture.

AI Visitatore che sale della pianura romagnola la Città-Fortezza si presenta schermita dal suo enorme scudo di roccia altissima e levigata.
A chi scende dalla montagna essa appare quale nave dall'altissima prua volta ad Est, con la Torre Campanaria simile ad albero maestro, e con la sua manciata di case difformi e ammucchiate..

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