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Area camper Senigallia

Indirizzo:Via Francesco Podesti, Senigallia (AN)

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L'area sosta di Senigallia ├Ę ubicata in Via Francesco Podesti e dista dal litoraneo adriatico 350 metri circa, i primi negozi sono a poco meno di 250 metri.

L'area sosta ├Ę in un grande parcheggio asfaltato e in piano, illuminato da lampioni pubblici, parzialmente ombreggiato ed ├Ę gratuito, non ci sono gli allacci della corrente elettrica, possiede solo il camper service.

Lo stallo del camper service ├Ę posto sulla destra dell'ingresso, ha un ottima accessibilit├á ed utilizzo, la botola con la griglia carrabile ├Ę servita dalla fontanella dell'acqua potabile.

Nell'area sosta non ├Ę consentito campeggiare ma ├Ę tollerato visto la sua predisposizione balneare, la permanenza massima consentita ├Ę di 48 ore e i cani sono ammessi.

Area sosta di Senigallia
Via Francesco Podesti - 60019 Senigallia (AN)
Coordinate GPS: 43.705038,13.237214  /  43°42'18.1"N 13°14'14.0"E

Senigallia o anche Sinigaglia (S'nigaja in gallico marchigiano), è un comune della provincia di Ancona nelle Marche, secondo della provincia per numero di abitanti dopo il capoluogo, nonché il sesto più popolato della regione.

È una delle principali località turistiche delle Marche, richiamante visitatori da ogni parte d'Italia e d'Europa, anche grazie alla famosa spiaggia detta "di velluto".
Dal 1997 Senigallia si fregia ininterrottamente della Bandiera Blu, il riconoscimento che la FEE (Foundation for Environmental Education) rilascia alle località che garantiscono qualità delle acque di balneazione, attenzione alla gestione ambientale, informazione all'utente, servizi e sicurezza in spiaggia.
La zona di Senigallia costituisce il confine linguistico fra i dialetti gallo-italici e quelli italiani mediani.

Storia di Senigallia

Periodo preromano:
Senigallia venne fondata tra il 289 e il 283 a.C. dalla tribù gallica dei Senoni che si erano stanziati nel nord delle Marche fino alla valle del fiume Esino, nell'attuale provincia di Ancona: probabilmente la scelta, fatta secondo la leggenda da Brenno, fu dettata dalla presenza di una bassa collina fronteggiante il mare e dominante il guado esistente.
Da qui, definita la "capitale" dei Galli in Italia, alla guida del loro capo Brenno si mossero contro Roma vincendone gli eserciti e ritirandosi solo dopo il pagamento di un pesante tributo.

Città romana:
Dopo la battaglia di Sentino (295 a.C. circa) i romani ebbero il definitivo controllo sulla Campania, l'Etruria, l'Umbria e appunto il territorio tra il fiume Esino e Ariminum, (Rimini) popolato dai Galli Senoni che fu denominato da quel momento Ager Gallicus.
Nel 284 a.C. prese vita la colonia di Sena Gallica, la prima sull'Adriatico, al posto di quella che era la "capitale" dei galli in Italia, per distinguerla dall'altra colonia Sena (ora Siena) situata in Etruria, nell'attuale Toscana.
Nel 207 a.C. la città fu base di partenza delle truppe romane che infersero un duro colpo ai cartaginesi sulle rive del fiume Metauro sconfiggendo in battaglia Asdrubale Barca, fratello di Annibale, a cui stava accorrendo in aiuto.
Non si segnalano ulteriori fatti particolari durante l'epoca repubblicana ed imperiale per la città.

Periodo bizantino e Medioevo:
Dopo essere stata saccheggiata dai visigoti di Alarico I nel 400, Senigallia all'epoca dell'invasione longobarda in Italia, rimase sotto dominio bizantino al diretto controllo dell'Esarcato di Ravenna, costituendo assieme con Ancona, Fanum Fortunae (Fano), Pisaurum (Pesaro) e Ariminum (Rimini) la cosiddetta Pentapoli bizantina, seguendone tutte le vicende storiche fino alla donazione della Pentapoli al dominio del Papa di Roma.
Istituiti già da tempo la diocesi e il vescovado, la città conobbe un interessante sviluppo, anche economico (è di questo periodo, circa il XIII secolo, anche l'istituzione della Fiera della Maddalena), durante il Medioevo, scontrandosi però con gli interessi delle città vicine, in particolare Fano, Jesi ed Ancona: a causa delle lotte tra fazioni guelfe e ghibelline in Italia, Senigallia venne distrutta dalle truppe di Manfredi di Sicilia, che ne fece abbattere le mura.
A peggiorare la situazione contribuì la presenza a sud della città di una vecchia salina che, abbandonata a se stessa, divenne una malsana e insalubre palude salmastra: a seguito di tutto ciò la città si ridusse a poco più di un borgo arroccato attorno ad un vecchio fortilizio edificato sui resti di un'antica torre romana.
Senigallia (al tempo nota come Sinigaglia o Sinigallia) sopravvisse all'abbandono fin quando papa Gregorio XI decise durante il suo papato (1370 - 1378) di riportare la sede da Avignone (dove nel frattempo era stata trasferita) a Roma, delegando al cardinale Egidio Albornoz l'incarico di restaurare l'autorità pontificia nel territorio dello Stato Pontificio: quest'ultimo infatti visitò "il borgo" e decise una serie di lavori da realizzare, principalmente l'inizio della bonifica della palude salmastra sorta al posto delle antiche saline ed il rinforzo del fortilizio che era ancora un'utile torre d'avvistamento sul mare.

I Malatesta:
Nella prima metà del XV secolo la città, che stava lentamente continuando a riprendersi, finì nell'interesse e dominio della famiglia riminese dei Malatesta, grazie alla sua particolare posizione strategica esattamente equidistante tra Ancona e Fano.
In particolare fu Sigismondo Pandolfo Malatesta che si interessò a Senigallia, tantoché di fatto viene considerato il vero rifondatore della città: infatti decise la ricostruzione della cinta muraria e dei bastioni difensivi, seguendo in parte il vecchio tracciato delle mura abbattute e realizzando di fatto una città fortificata dalla forma rettangolare, seguendo un progetto che aveva come base il cardo ed il decumano della città romana e duecentesca, inglobando nelle nuove difese il fortilizio fatto realizzare dall'Albornoz, che da questo momento divenne il nucleo su cui successivamente verrà edificata la Rocca Roveresca.
 Oltre a rinnovare la città era necessario ripopolarla e darle di che svilupparsi: per questo Sigismondo diede nuovo impulso alla vecchia Fiera della Maddalena e stabilì delle agevolazioni fiscali per chi desiderasse trasferirsi nella "nuova città", attirando così molta gente dalle varie parti d'Italia, tra questi il nucleo della successiva comunità ebraica che aiutò a dare nuova linfa ai commerci della città.
La ricostruzione era però così costosa da costringere il Malatesta a contrarre debiti con il papa Pio II, che per questo gli tolse il possesso della città per passarla ad Antonio Piccolomini. La nomina a Papa di Sisto IV farà trasferire il controllo di Senigallia a Giovanni della Rovere, nipote del pontefice, che assunse il titolo di Duca: di questo passaggio rimane ancora segno nelle scritte IO DVX IO PRE [Giovanni, duca (di Sora ed Arce) e prefetto (di Roma)] incise nelle pietre all'interno della Rocca detta appunto "roveresca".
Negli anni successivi Giovanni della Rovere sposerà Giovanna da Montefeltro, figlia di Federico, capo di un'antica e prestigiosa famiglia che dominava sulla città di Urbino e tutto il nord delle Marche. Nei 27 anni di regno di Giovanni, che morirà nel 1501, Senigallia viene ammodernata creando un Catasto, allargando le mura e dando vita alla Rocca per difendersi dal lato del mare, perfezionando i lavori di bonifica della palude, aumentando gli spazi verdi e pavimentando le strade.
 Della Rocca si occupano gli architetti Gentile Veterani (che progettò il rivellino), Luciano Laurana (autore di varie modifiche agli interni) e Baccio Pontelli (ideatore dei quattro torrioni posti agli angoli della struttura). Quest'ultimo si impegnò anche nel progettare un nuovo convento e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, iniziata nel 1491.

Il governo di Cesare Borgia e il ritorno dei Della Rovere:
A cavallo tra XV e XVI secolo Senigallia cadde brevemente sotto il dominio di Cesare Borgia, passato alla storia come il duca Valentino, descritto come esempio di homo novus ne Il Principe di Machiavelli: egli in pochi anni, assecondato da suo padre papa Alessandro VI, riuscì a creare un dominio personale che andava dall'attuale Romagna fino a parte del nord delle Marche, diventando di fatto una potenza locale.
Divenne celebre in questo contesto, e passò alle cronache storiche, un incontro offerto dal duca Valentino ai suoi avversari della zona per arrivare ad un accomodamento, che invece si concluse con la nota strage di Senigallia, in cui fece arrestare e quindi uccidere i suoi ospiti.
L'esperienza del Valentino si concluse nel 1503, quando una semplice malattia gli impedì di partecipare agli intrighi per l'elezione del nuovo papa, successore del suo defunto padre. Al soglio di Pietro salì infatti Giulio II della Rovere, il quale gli tolse i domini fin qui ottenuti restituendoli ai propri parenti.
 Infatti, dal matrimonio di Giovanni e Giovanna della Rovere era nato nel frattempo (1490) Francesco Maria I Della Rovere, che verrà adottato dall'ultimo duca del Montefeltro, Guidobaldo, e unirà i domini delle due famiglie diventando Duca di Urbino nel 1508, assumendo quindi anche il controllo di Senigallia.
Da questo momento i Della Rovere governarono il ducato di Urbino e Senigallia, fino alla morte dell'ultimo discendente maschio della dinastia, avvenuta nel 1626, poi il ducato fu reintegrato nei domini diretti del papato. Fu costruito il palazzo ducale, il palazzo comunale, la Chiesa della Croce e si incluse nella cinta muraria pentagonale parte della riva sinistra del fiume Misa, cioè il quartiere del porto.
Inoltre la Fiera della Maddalena, poi divenuta Fiera franca (in quanto non si pagavano dazi doganali), si impose come una delle fiere più importanti del paese, con scambi di merci provenienti da ogni angolo del Mediterraneo.

Settecento:
Nel '700 la Fiera aveva preso così il sopravvento nelle attività commerciali cittadine (erano presenti 14 consolati esteri per proteggere gli interessi dei mercanti) che si dovette provvedere ad un primo ampliamento della città, abbattendo il tratto delle mura che costeggiavano la riva destra del fiume Misa, per realizzare i primi portici, poi dedicati al cardinale Luigi Ercolani che seguì i lavori.
A questo primo ampliamento, ritenuto non sufficiente, sempre nel '700 ne seguì uno successivo che comportò l'edificazione dell'ultima parte del centro storico attuale che va da via Pisacane fino al fiume allargandosi a sinistra fino all'attuale caserma della Polizia di Stato, e dai portici costeggianti il fiume (che vennero proseguiti fino al ponte vicino alla Cattedrale di San Pietro apostolo, iniziata nel 1762) fino all'attuale viale Leopardi: il progetto, nelle intenzioni, prevedeva pure la realizzazione di un ulteriore porticato lungo tutta la sponda orientale del Misa e l'allungamento delle mura, ma dato l'eccessivo costo di tutti questi interventi si decise per un loro ridimensionamento.
La parte in ampliamento comportò la realizzazione del teatro cittadino al di sopra di uno dei bastioni, poi divenuto famoso come teatro "La Fenice", omonimo del più famoso teatro veneziano. C'è da segnalare che in un primo tempo si prese in considerazione l'ipotesi di estendere invece la città "allungandola" verso Ancona: l'idea, poi scartata, avrà comunque una messa in opera dopo il terremoto del 1930...

Architetture religiose:
Chiesa della Croce - Chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Cattedrale di San Pietro apostolo - Chiesa dell'Immacolata.
Chiesa di San Martino - Chiesa della Madonna del Carmelo e di San Biagio Vescovo e Martire - Chiesa di S.Maria del Ponte al Porto.
Chiesa della Madonna della Misericordia, detta anche chiesa Bedini
Chiesa della Maddalena.

Architetture civili:
Palazzo ducale e fontana delle Anatre - Palazzetto Baviera.
Piazza Roma, con il Palazzo del Governo e la fontana del Nettuno
Foro Annonario - Portici Ercolani - Piazza Garibaldi, fulcro dell'ampliamento urbano voluto da Papa Benedetto XIV a metà del XVIII secolo.

Architetture militari:
Rocca di Senigallia

Siti archeologici:
Area archeologica la Fenice

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