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Camper Stop Il Salice


Viverone

Provincia di Biella

Regione Piemonte
Indirizzo: Strada Provinciale, 123
Fotografie e video
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Informazioni
Caratteristiche e servizi Posizionati sull'icona per informazioni
Descrizione

L'area camper stop "Il Salice" si trova in via Strada Provinciale, 123 a Viverone, adiacente al lago omonimo un centinaio di metri e con spiaggetta privata, il centro storico di Viverone e i primi negozi di alimentari invece sono a mezzo chilometro circa.
L'area sosta Il Salice è un ottimo approdo per i turisti itineranti, inserita in un contesto lacustre e con panorama sulla riva del lago che dispone di una propria spiaggetta, la gestione inoltre è curata, pulita ed in ordine, è privata e può ospitare comodamente una quarantina di camper.
L'area camper è recintata e si accede da un cancello sulla SS 228, il parcheggio è su fondo in erba ed è in piano e l'ombreggiatura è solo parziale dureante alcune ore della giornata.
Le quaranta piazzole sono e ampie servite da colonnine per gli allacciamenti della corrente elettrica compresa nel prezzo, c'è l'illuminazione notturna da lampioni, utili i servizi igienici e le docce calde, un parco giochi per bambini e un camper service semplice ma funzionale.
Il camper service è a griglia carrabile e dispone di un utile pozzetto per per lo scarico delle cassette-wc ed è servito dalla fontanella dell'acqua potabile, buona l'accessibilità e l'utilizzo.
La struttura è fornita di cassonetti per la raccolta differenziata dei rifiuti soli urbani.
L'area sosta camper stop Il Salice è aperta tutto l'anno, non ci sono limiti di permanenza ed i cani sono ammessi.
Tariffe: ‚ā¨ 15,00 24 ore tutto compreso.


Area camper stop "Il Salice"
Strada Provinciale, 123 - 13886 Viverone (BI)
Tel. +39 347.1575121
Coordinate GPS: 45.428975,8.041724 ¬†/ ¬†45¬į25'44.3"N 8¬į02'30.2"E

La città

Viverone (Vivron in piemontese) è un comune della provincia di Biella in Piemonte.
Sorge sulle sponde biellesi del Lago di Viverone, il terzo lago della regione per estensione, situato nella parte meridionale della Provincia di Biella e confinante inoltre con la Provincia di Torino.
È un lago di origine glaciale, formatosi durante l'era quaternaria (così come i tanti laghi a ridosso delle Alpi), provvisto di immissari ed emissari sotterranei. Oltre che importante risorsa ittica e turistica, il lago di Viverone é un importante sito archeologico di reperti preistorici dell'Età del Bronzo. Nel 2005 è stato riconosciuto sito di interesse comunitario.




Lago di Viverone


Collocazione geografica:
È situato nella parte collinare orientale della Serra Morenica di Ivrea, e si trova a 230 metri sul livello del mare. Un sesto della sua superficie ricade in provincia di Torino, sotto il comune di Azeglio), mentre i 5/6 rimanenti si trovano in Provincia di Biella, sotto il Comune di Viverone).
Dunque, il comune di Piverone si affaccia sulla sponda nord-occidentale del lago, con la frazione di Lido di Anzasco, ma il suo territorio non comprende lo specchio d'acqua, ma si limita alla sola fascia costiera.


Caratteristiche:

La sua superficie di 5,72 km² ne fa il terzo lago del Piemonte; la profondità massima è di 70 metri e il suo perimetro misura 10,5 km. La lunghezza è di 3.500 m e la larghezza 2.600 m.
La parte occidentale e meridionale è più selvaggia, ricca di vegetazione, mentre la parte settentrionale ed orientale è più urbanizzata, con maggior presenza di turismo vario, bar, gelaterie, alberghi, camping e spiagge.
Una linea di navigazione di recente istituzione unisce i porti di Lido, Masseria, Comuna ed Anzasco; nelle stagioni calde il fiorente turismo ha incentivato anche la navigazione puramente turistico-paesaggistica.
Nel periodo caldo, il Lago diventa importante fulcro per escursioni nel Biellese, Vercellese, Canavese e Valle d'Aosta, ma soprattutto come passaggio obbligato sul percorso pedemontano della via Francigena.


Cenni storici:
L'interesse archeologico di Viverone risale al ritrovamento di resti di monili, armi e ciottoli vari, appartenenti a popolazioni preistoriche, che vivevano in villaggi palafitticoli risalenti all'Età del Bronzo (1500-1450 a.C. e 1050-1000 a.C.).
Le prime indagini furono portate avanti tra il 1965 e il 1976 da Guido Giolitto, ispettore onorario per l'archeologia subacquea. Successivamente, la Sorrintendenza Archeologica del Piemonte avviò, con l'approvazione del Ministero competente, un cantiere archeologico ufficiale. Nel 1996 venne così individuato, presso Cascina Nuova (in frazione Masseria), un primo campo di pali; a questo sito, negli anni seguenti se ne aggiunsero altri, soprattutto in frazione Masseria, ma anche sul versante nord, al Porticciolo, e scoperti grazie ai rilievi subacquei effettuati nel corso degli anni Ottanta.

Da vedere

Castello di Roppolo:
Nell’incerta luce crepuscolare della storia, il paese di Roppolo si delinea durante il sec. X e la sua esistenza è documentata da un Diploma di Ottone I, datato da Pavia il 30 luglio 963, con il quale l’imperatore investe il conte Aymone di Cavaglià di diversi beni posti nel contado vercellese, fra cui Roppolo.
La prima fortificazione costruita fu la torre, probabilmente base dell’attuale, intorno alla quale si sviluppò più tardi il castello. La torre era originariamente in legno, con le fondamenta in masselli di granito ancora visibili nelle cantine.
Il 1200 segna la decadenza dei conti di Cavaglià, che vennero sopraffatti dai Bichieri, sotto i quali passarono tutte le terre di Roppolo. Ancora oggi sulla parete duecentesca del maniero domina lo stemma dei Bichieri: tre bicchieri riempiti a metà di vino sotto il cappello cardinalizio del cardinale Guala, fondatore dell’Abbazia di S.Andrea a Vercelli.
Il castello rimase per circa due secoli proprietà dei Bichieri sino al suo passaggio nelle mani di casa Savoia, avvenuto per la prima volta nel 1407. Dal 1441 le sorti del castello sono affidate ai potenti Valperga di Masino, che ne mantennero il possesso fino allo scoppio della Rivoluzione Francese.
Nella terza stanza della torre, aprendosi nel 1800 un muro parietale, venne alla luce una profonda intercapedine nella quale si rinvenne una completa armatura con dentro i resti umani di un guerriero: erano quelli di Bernardo di Mazzè, murato vivo da Ludovico, signore di Roppolo.
Attualmente il castello di Roppolo ospita l’Enoteca Regionale della Serra, unica nel nord del Piemonte, fondata nel 1981. A metà strada fra produzione e commercio, l’Enoteca offre vasta rappresentatività ai produttori ed è luogo naturale di selezione oltre che di incontro e di promozione verso il pubblico.
Le cantine in cui essa è ospitata sono del XVI secolo, con volte di mattoni a vista e muri di pietra; gli scaffali hanno la caratteristica struttura ad archetti degli antichi "infernotti".
Trovano esposizione permanente circa 170 tipi di vino, spumanti e grappe di 100 aziende produttrici, circa 20.000 bottiglie selezionate che offrono la massima garanzia ai consumatori. L’Enoteca Regionale della Serra svolge, inoltre, un importante ruolo di promozione valorizzando e divulgando, attraverso manifestazioni legate ai temi dell’uva e della gastronomia, con corsi, convegni, degustazioni e visite presso le Aziende vitivinicole, la conoscenza di tutti i vini D.O.C.G. e D.O.C. piemontesi e valdostani, in modo particolare quelli delle province di Torino, Biella, Vercelli e Novara.
I vini D.O.C. della zona sono: l’Erbaluce di Caluso, il Caluso Passito, il Caluso Passito Liquoroso e il nuovo Canavese (bianco e rosso), composto da Nebbiolo e altri vitigni.


Il Ricetto di Viverone:
Era una struttura urbanistica fortificata adibita a ricovero permanente dei prodotti agricoli ed a rifugio temporaneo dei contadini e del bestiame. L’interesse dei ricetti è dato dalla loro funzione nel territorio rurale e dall’impianto urbanistico assolutamente tipico. Con l’aiuto dei catasti è possibile ricostruire la posizione del ricetto di Viverone, del castello (ne esistono ancora oggi i ruderi) e del centro abitato.
All’interno del ricetto vi era ed è rimasto l’oratorio di S.Giovanni Battista nel Castello, che era la cappella gentilizia dei signori del luogo. Già nel 1348 si trovava dipendente direttamente dalla chiesa vercellese. E’ una chiesa antichissima, poichè già nel 1287 il prete Anselmo, rettore di S.Giovanni del castello di Viverone, veniva nominato parroco di S.Giuliano in Vercelli.
Divenne poi proprietà dell’abbazia dei canonici lateranensi di S.Sebastiano di Biella. Nel 1771 si doveva costruire una chiesa nuova, che non venne mai fatta ma fu restaurata quella esistente. Infatti, è ancora in struttura antica, con soffitto al posto della volta e ornata di antichi affreschi cinquecenteschi nelle pareti.


La torre di Montalto o di San Lorenzo:

Due furono nel tempo i principali luoghi di vedetta, centri strategici sulle alture che rappresentavano le estreme propaggini della Serra verso levante: il Monte Orsetto e il colle di Montalto, posti nella plaga tra Viverone, Roppolo, Dorzano, Salussola e Cavaglià estendendosi fino al lago di Bertignano.
Furono essi teatro di lotte cruente sulla via obbligatoria tra il Biellese, il Vercellese e il Canavese. La torre fu innalzata da una preesistente base intorno al 1600, poco distante dal medievale pago abitato di S.Lorenzo, una delle rettorie più antiche, sorta come dipendente della pieve di San Secondo, di Salussola.


Roc della Regina:

In regione S.Lorenzo, un tempo borgo popoloso attorno alla chiesa, e ora quasi disabitato, esiste una pietra singolare, incavata a forma di sarcofago, che posa su un’ampia base litica, comunemente detta « Roc della Regina».
La fantasia popolare indica il posto in cui l’ipotetica Regina - identificata poi nella Madonna - poneva il ditale e le forbici e il filo in alcune lievi incavature di forma richiamante questi accessori del lavoro femminile.
L’acqua piovana, che ristagna nella cavità, a contatto della pietra, diventa salutare e le nostre nonne vi si recavano per bagnare gli occhi a prevenirli da ogni eventuale infermità.
Da questi elementi e dalla presenza di diverse coppelle si può risalire alle antichissime usanze religiose delle genti celtiche che veneravano le "matres", e che essi chiamavano "regine".
Un altro luogo significativo è quello in cui è posto il « Roc della Pratasera» o « Pera Pichera» , un altro masso erratico lasciato qui dal ghiacciaio balteo, sotto il quale le mamme dicono di aver trovato i loro figli; in questo modo si diffondevano le superstizioni, in seguito cristianizzate, indizianti l’esistenza di antichità remote


La chiesa di San Vitale:
svitaleHa origini molto antiche poichè il Santo titolare diede il nome all’intero cantone.
E’ probabile che l’abitato di S.Vitale sia sorto dopo la scomparsa dell’antico villaggio di Pavarano (secc.XIV-XV) e pure a questo tempo deve risalire la chiesa. Il primo documento scritto che ne parla è la relazione di Visita Pastorale del 1606.
La devozione a San Vitale è dovuta alla presenza nella chiesa parrocchiale del teschio del Santo ravennate, che nel giorno della festa viene portato in processione nella chiesetta. Rubato col busto di argento nel 1747, fu ritrovato quasi miracolosamente il giorno 26 dicembre, festa del compatrono di Roppolo S. Stefano.
Gli abitanti di San Germano Vercellese nel 1613, colpiti da terribili guerre, si votarono a San Vitale promettendo una processione annuale a Roppolo se fossero stati liberati.
Ottenuta la grazia, ogni anno salgono nella seconda domenica di maggio al piccolo santuario di San Vitale, in rendimento di grazie...

Eventi e manifestazioni
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