Area Camper Ciriga - Ispica

Indirizzo:Contrada Ciriga - via SP 67 Km 11,400, Ispica (RG)

Contatti: Tel. +39 0932.705123 / +39 338.5077520

..è una terrazza naturale in riva al mare e tra la macchia mediterranea, molto semplice e rustica ma scenografica, quasi volutamente. Qui oltre la spiaggia libera si può noleggiare sdraio e ombrelloni, di fascino con una breve camminata si possono ammirare i piccoli faraglioni e perché no, anche un bagno in acque limpide.
Area Sosta Ciriga del Corpo Volontario Soccorso in Mare (CSVM) a Ispica in provincia di Ragusa è tutto questo, adatta soprattutto a chi cerca semplicità e ambiente naturale, dove non mancano servizi di prima necessità come la corrente elettrica, l'acqua potabile, il camper service e in aggiunta anche la ristorazione a base di pesce fresco ed altro effettuata dall'associazione.. consigliabile un giro in barca lungo la costa per visitare calette, le grotte e i faraglioni appunto di notevole suggestione.

Area sosta in riva al mare, gestita con passione e simpatia dal del Corpo Volontario di Soccorso in Mare di Ispica, dove opera su un’area di 5.600 mq. adiacente alla spiaggia “Ciriga”.
L'area di sosta "Ciriga" dista da Ispica una decina di chilometri ed i primi supermercati sono un paio di chilometri prima, ma all'interno tutti i giorni di mattina vengono consegnati attraverso degli ambulanti, generi alimentari di tutti i tipi; pane, brioches, frutta, verdura e molto altro.

L'area è in piano su fondo in terra e non è ombreggiata, può ospitare comodamente 35 camper, all’interno della stessa si trovano i seguenti servizi: camper service a pozzetto, acqua potabile, docce fredde gratuite, allacci per la corrente elettrica, barbecue, un bar e la mensa di servizio del Corpo, dove volendo su prenotazione, si possono gustare prodotti tipici locali nonchè pesce fresco appena pescato..
La spiaggia privata adiacente all'area di sosta è attrezzata con sdraio, ombrelloni, pedalò e materassini per un totale relax al sole. L'area di sosta mette a disposizione e su prenotazione una vettura per escursioni dal costo di € 25,00 al giorno.

Attraverso le imbarcazioni del C.V.S.M. si possono organizzare delle escursioni in mare, ripercorrendo parte del percorso delle navi, Fenicie, Greche, Romane, Bizantine..che sostavano per rifornirsi, all’interno della Baia Circe Ciriga, piena di insidie, le “secche”, isole e scogli a pelo d’acqua, ottimo habitat per gli amanti della pesca subacquea.
Inoltre nei weekend il Corpo Volontario di Soccorso in Mare di Ispica organizza intrattenimenti musicali, karaoke, animazione, il divertimento è assicurato in un ambiente naturale incontaminato, salubre e definito “angolo di Paradiso”.

Tariffe incluso elettricità, acqua e scarico:
 Vedi contatti.
Aperto annuale, non ci sono limiti di permanenza, animali ammessi sotto la responsabilità del padrone.


Area sosta camper Ciriga
Corpo Volontario di Soccorso in Mare
SP 67 - Km 11,400 - Viale Mario Rapisardi 13, Ispica (RG)
Tel. +39 0932.705123 / +39 338.5077520 - Fax +39 0932.705123
Coordinate GPS: 36.694219,14.97539  /  6°41'39.2"N 14°58'31.4"E

Come raggiungere l'area sosta:
L'area si raggiunge a mezzo di autostrada fino a Rosolini (SR), proseguire per Ispica sulla SS 115 e deviare per la SP 49 (Pachino), superato Roselle Modica all'inzio della SP 25 seguire le indicazioni per Case di Martino.

Storia di Ispica

Le Origini:
Una catacomba paleocristiana in località San Marco e e una necropoli in contrada vignale San Giovanni testimoniano che la zona era abitata in epoca tardo romana. Secondo la tradizione, sant'Ilarione di Gaza, eremita, avrebbe soggiornato nella regione, in una grotta di Cava Ispica tra il III e il IV secolo, frequentando la chiesetta di Santa Maria della Cava.
L'antichità della chiesa è sottolineata nella scritta presente in uno scudo dipinto sul portico: "Antiquam terra fieret ego sum.." ("Prima che la terra (il paese) fosse io sono..").

Medioevo:
Nel territorio si succedettero le dominazioni sicula, greca, romana e bizantina. Lo storico palermitano Antonio Mongitore, nel suo Della Sicilia Ricercata, riferisce che l'apostolo Paolo avendo soggiornato a Spaccaforno, non lontano dal castello, fece scaturire una fonte, al contatto della cui acqua i serpenti intorpidivano e morivano. La località di Porto Ulisse sulla costa fu usata come porto naturale fino a quest'epoca, come conferma il ritrovamento nel tratto di mare antistante di un relitto datato al VI secolo.

I saraceni dominarono la regione dal IX all'XI secolo. È in questo periodo che nasce la leggenda di una magha sarachina a cui si attribuisce la costruzione di un centro abitato: secondo tale leggenda la maga fu seppellita a Ispica, e volle trasmettere le sue virtù alle abitanti, che pare le perpetuarono per parecchi secoli.
Ad ogni modo la dominazione saracena prese fine quando tutta la Sicilia sud-orientale fu liberata da Normanni guidati da Ruggero il Normanno. Il primo documento che menziona l'abitato con il nome di Isbacha è del 1093, in una bolla che papa Urbano II emanò subito dopo la fine dell'occupazione araba della regione. Un'altra bolla del 1169 di papa Alessandro III assegnò al vescovo di Siracusa anche le "ecclesias quae sunt in tenimento Spaccafurni cum pertinentiis suis".

Dopo essere passata nella dominazione sveva e angioina, all'inizio del XIV secolo fu in possesso del viceconte Berengario di Monterosso, tesoriere del regno, che ne fece dono alla regina Eleonora d'Angiò, moglie del re Federico II.
Pietro II la concesse in feudo al fratello Guglielmo duca di Atene, dal quale passò in eredità al suo maggiordomo Manfredi Lancia. Fu confiscata quindi agli eredi di questi, che si erano ribellati al re Federico III. Occupata da Francesco Perfoglio nel 1367 gli fu concessa in feudo nel 1375. Il territorio seguì quindi le vicende della contea di Modica e fu in possesso di Andrea Chiaramonte e dopo la sua ribellione fu assegnata dal re Martino I a Bernardo Cabrera. Nel 1453 passò a Antonio Caruso di Noto, "maestro razionale" del regno e nel 1493 fu portata in dote dalla figlia di questi, Isabella Caruso, al marito Francesco II Statella e gli eredi ne rimasero in possesso fino all'abolizione della feudalità nel XIX secolo

Dopo il terremoto del 1693:
Prima del terremoto del 1693 l'abitato era all'interno della cava d'Ispica nella sua parte finale. La città venne quindi trasferita nella zona pianeggiante al di fuori della cava, sebbene l'antico insediamento non fosse mai del tutto abbandonato

Dal 1812 la città fu incorporata nel distretto di Modica e nella provincia di Siracusa, dalla quale passò nel 1927 alla nuova provincia di Ragusa.

Il 12 ottobre 1987 Ispica ha ottenuto il titolo di città con decreto del Presidente della Repubblica.

La città comprende un’area di impianto settecentesco, posteriore al terremoto, con una maglia stradale a scacchiera a strade larghe e diritte, e un’area di impianto medievale con tracciati irregolari; quest’ultima è adiacente a una rupe dove si trovano i ruderi di una fortezza (fortilitium) e dell'antica città di Spaccaforno. Grazie alle sue bellezze Ispica aspira a far parte delle Città tardo barocche del Val di Noto; infatti è in corso l'inserimento insieme ai comuni di Mazzarino e Acireale.

Basilica di Santa Maria Maggiore:
La basilica settecentesca venne progettata dall'architetto di Noto Vincenzo Sinatra e vi è aggiunto un porticato con 23 passaggi che delimita la piazza. L'interno, a tre navate conserva una decorazione in stucco opera di Giuseppe e Giovanni Gianforma e affreschi del 1765 di Olivio Sozzi. Ospita una statua del Cristo flagellato alla colonna che venne qui trasferita dopo essersi salvata dal terremoto e che è oggetto di particolare venerazione durante i riti della Settimana Santa.

Basilica della Santissima Annunziata:
La chiesa venne costruita dopo il terremoto a partire dal 1704, in sostituzione dell'omonimo edificio distrutto nell'antica Spaccaforno, oggi nel parco Forza.
All'interno conserva la decorazione a stucco in stile rococò del palermitano Giuseppe Gianforma e ospita alcune opere salvatesi dalle distruzioni del sisma: un "Adorazione dei Magi" e una tavola dell'"Annunciazione" del 1550. Contiene il settecentesco Cristo con la Croce dello scultore Guarino da Noto, un gruppo scultoreo in legno con il Cristo e due Giudei, anch'esso oggetto di particolarissima devozione da parte degli Ispicesi durante la Settimana Santa.

Chiesa madre di San Bartolomeo:
La chiesa madre, consacrata a San Bartolomeo venne ricostruita dopo il terremoto a partire dal 1750 e completata nel corso di un secolo e mezzo. Esternamente è preceduta da una doppia scalinata che la eleva rispetto alla piazza antistante. La facciata coniuga elementi tardo-barocchi con altri neoclassici. L'interno è suddiviso in tre navate da pilastri di ordine tuscanico. L'unica opera di un certo rilievo è un dipinto di grandi dimensioni con San Bartolomeo durante il martirio.

Palazzo Bruno di Belmonte:
Il palazzo in stile liberty più importante della provincia fu commissionato dall'On.le Pietro Bruno di Belmonte all'architetto palermitano Ernesto Basile, dal 1906. Non divenne mai dimora della famiglia Bruno di Belmonte, considerata la famiglia più importante della città dell'inizio del secolo scorso, in quanto il palazzo non fu mai completato per lo scoppio della Grande Guerra, poi nel 1918, per la morte di Giovanna Modica di San Giovanni, moglie amatissima dell'On.le Pietro e infine nel 1921 per la morte dello stesso Pietro. Solo una parte fu completata e resa abitabile dopo il 1921 (l'arch. Basile da quattro piani dovette ricavare cinque quote) quella dell'ultimo figlio dell'On.le Pietro, il barone Giambattista, dove però visse solo la sorella Preziosa, unica tra i figli dell'On.le Pietro a rimanere a Spaccaforno (gli altri si erano trasferiti a Roma, Firenze, Napoli e Catania). Dal 1975, dopo la vendita al Comune dei primi tre piani da parte di alcuni eredi dei figli dell'On.le Pietro, il palazzo è divenuto sede municipale. L'acquisto è stato completato solo nel 1978 con la vendita al Comune anche del quarto e ultimo piano.

Chiesa Madonna del monte Carmelo:
Il santuario mariano detiene il culto della patrona della città di Ispica.

Chiese e conventi:
Particolare della Torre di Palazzo Bruno di belmonte - Sede comunale.
Chiesa ed ex-convento della Madonna del Carmelo.
Chiesa della Madonna delle Grazie.
Chiesa di San Giuseppe.
Convento e chiesa di Santa Maria del Gesù dei Minori Osservanti di San Francesco.
Chiesa di Sant'Anna.
Chiesa di Sant'Antonio abate.
Chiesa di San Biagio.

Palazzi:
In piazza Regina Margherita: palazzo Bruno e torre dell'Orologio.
Ex-mercato in corso Umberto che si inserisce nell’architettura sociale del regime fascista
Palazzo Modica disegnato dall'architetto catanese Paolo Lanzerotti. Casa Montalbano. Casa Passarello. Casa Agnello.
Palazzo Latino - Via Nicotera
Palazzo Gambuzza - Via Meli

Cava Ispica:
La Cava Ispica è la più importante delle "cave" (profonda valle scavata dall'erosione dell'acqua) nella Sicilia orientale. Lunga 13 km si estende nel territorio dei comuni di Modica, di Ispica stessa e di Rosolini. È attraversata da un torrente che prende diversi nomi: Pernamazzoni all'ingresso e Busaitone all'uscita.
Vi si trovano una serie di abitazioni rupestri ed è stata abitata dalla preistoria all'Ottocento. Le varie fasi si sovrappongono l'una all'altra

Parco archeologico della Forza:
Situato presso lo sbocco sud-orientale nella bassa Cava Ispica, il toponimo attuale della località, "Forza", deriva dalla corruzione volgare di Fortilitium, ossia "piccola fortezza". Sullo sperone roccioso sorgeva infatti la dimora fortificata dei feudatari della famiglia Statella. Ai piedi del castello si trovava l'antico abitato di Spaccaforno: entrambi vennero distrutti dal terremoto del 1693.
La zona ha restituito tracce di frequentazione a partire dalla prima età del bronzo (reperti ceramici rinvenuti in corrispondenza dell'attuale ingresso). L'Antiquarium del parco ospita reperti tra la prima metà del bronzo e il 1693.
Il parco è raggiungibile per mezzo di una discesa scavata nella roccia ("cento scale") che parte da Cava Ispica, lungo la quale sono visibili tracce di affreschi bizantini e tombe.

Catacombe di San Marco:
Le catacombe di San Marco, a 2 km dal centro abitato costituiscono una testimonianza della presenza cristiana nel territorio in epoca tardo romana. È il secondo cimitero dell'isola per dimensioni.

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