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Area sosta Monte Castello di Vibio

Indirizzo:Via Bartolomeo Jacopo della Rovere, Monte Castello di Vibio (PG)

Contatti:

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Davvero un bel gioiellino questo borgo medievale, Monte Castello di Vibio è arroccato sulla collina ed è tutto in pietra con mura e case fortificate, le chiesette e le viette strette ricche di scorci e particolari, come l'area di sosta appena sotto il paese. Un pratico parcheggio pubblico, sia per le automobili e bus turistici da un lato e per i camper dall'altro lato, ovviamente quello con vista panoramica. La sosta e semplice ed è gratuita, dispone di colonnine per la corrente elettrica, un piccolo pozzetto per lo scarico delle acque reflue con l'acqua potabile, la video sorveglianza e la pensilina del bus di linea che porta in altre località circostanti.. Passo di rado in questa località, ma tutte le volte mi piace, eccome se mi piace.

L'area di sosta camper attrezzata di Monte Castello di Vibio è situata a poche decine di metri dalle mura del borgo medievale e confinante con il campo sportivo, inoltre è poco distante dal centro storico con le sue attività commerciali e di intrattenimento ludico turistico.

Semplice ma ben dimensionata, con ottima accessibilità e transitabilità, il parcheggio per la sosta temporanea è ideale per scoprire questo affascinante borgo storico e per scoprire il proprio territorio. I suoi servizi sono basilari e sono l'illuminazione notturna con lampioni pubblici, la corrente elettrica fornite da moderne colonnine in acciaio inox e il camper service. Sono circa 22 le piazzole di sosta sul versante panoramico, che raddopiano nel caso di manifestazioni locali importanti, il fondo è in piano ed è asfaltato, tra l'altro nel parcheggio pubblico è sistemata una pensilina del bus di linea con orari delle corse per le località circostanti.

Lo stallo sanitario per le operazioni di carico e scarico delle acque reflue è posizionato sulla destra subito dopo l'ingresso in salita, minimale e semplice è un buon invaso di cemento, con quasi al centro il classico tombino pluviale, sempre minimale e di fianco l'unica fontanella dell'acqua potabile con rubinetto filettato. Per le operazioni di scarico delle cassette estraibili qualche difficoltà c'è, visto e considerando le maglie strette dei due pozzetti, è assolutamente da fare la pulizia degli stessi una volta terminato le operazioni di svuotamento. Buona l'accessibilità, discreto invece l'utilizzo dei servizi.

Apertura annuale, tempo massimo di permanenza 48 ore, i cani sono ammessi ma sotto la responsabilità del proprio padrone e con l'obbligo trassativo della raccolta delle deiezioni canine.
L'area sosta è totalmente gratuita.

Area sosta Monte Castello di Vibio
Via Bartolomeo Jacopo della Rovere - 06057 Monte Castello di Vibio (PG)
Coordinate GPS: 42.841595, 12.350491 / 42¬į50'29.7"N 12¬į21'01.8"E

Comune di Monte Castello di Vibio
Via Biancherini, 4 - 06057 Monte Castello di Vibio (PG)
Centralino +39 075.8780217 - Fax +39 075.8796135
www.montecastellodivibio.gov.it

Monte Castello di Vibio Turismo
Tel. +39 075.8780711
info@montecastellodivibio.gov.it

Pro Loco di Monte Castello di Vibio
Via Roma, 11 - 06057 Monte Castello di Vibio (PG)
Tel. +39 366.7414134
prolocomontecastello@libero.it

Teatro della Concordia
Piazza del Teatro della Concordia, 4 - 06057 Monte Castello di Vibio (PG)
Tel. +39 075.8780737
www.teatropiccolo.it

www.stradadeivinidelcantico.it
www.stradaoliodopumbria.it
www.mediavalletevere.it

www.provincia.perugia.it
www.provinciaperugia.net

www.turismo.regione.umbria.it
www.regione.umbria.it
www.itinerari.regioneumbria.eu
www.grandieventi.regioneumbria.eu
www.umbria-turismo.it
www.umbriaonline.com
www.assoguide.it
www.bellaumbria.net
www.umbriaearte.it
www.guideinumbria.com
www.frantoiaperti.net
www.paesaggi.regioneumbria.eu
www.turistainumbria.com
www.umbriatravel.com

Monte Castello di Vibio è un comune della provincia di Perugia. Monte Castello di Vibio fa parte della Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana. Il nome del paese di Monte Castello di Vibio deriva dalla "gens Vibia", nobile famiglia romana, la cittadina esisteva però da prima dell'arrivo dei romani.

La sua struttura urbanistica è oggi quella di un tipico castello medioevale, costruito su una posizione rialzata e di dominio rispetto al fiume. Questa sua posizione costituì per la vicina e potente città di Todi un forte motivo per le sue ambizioni. Todi in effetti controllò a lungo il borgo, che in seguito alle ripetute ribellioni fu costretto a subire l'abbattimento delle mura. Nel 1303 la rocca venne ricostruita dalla stessa città di Todi, che la inserì nel suo sistema difensivo.

Storia e attrazioni
Nel centro storico risiedono i veri e propri gioielli conservati grazie anche a una ristrutturazione urbanistica che ha coinvolto edifici pubblici e privati, per dare a questo paese il giusto valore anche dal punto di vista architettonico. Tra le rarità il Teatro della Concordia “il più piccolo del mondo”, costruito nel 1809, la Chiesa di Santa Illuminata detta anche del Crocefisso poiché all’interno si custodisce la statua lignea la cui testa (del 1400) fu donata da Beato Placido da Monte Castello, la torre campanaria con il Monumento ai caduti, Piazza Vittorio Emanuele II° con la sua terrazza dove si può ammirare l'ampio panorama a sud dell'Umbria fino a scorgere i monti del Lazio e dell'Abruzzo.
Sulla stessa piazza domina la Chiesa parrocchiale dei Ss Filippo e Giacomo del XVIII° secolo, all’interno della quale si venera l’immagine della Madonna dei Portenti con San Carlo Borromeo e un pozzo cisterna del XVI° secolo e la Torre di Porta di Maggio che testimonia le antiche vestigia di questo paese. Di particolare interesse sono i vicoli e gli scorci caratteristici.

Il Teatro della Concordia è il più piccolo teatro all'italiana, uno dei più piccoli teatri storici del mondo ed il primo ad aver usato lo slogan il teatro più piccolo del mondo nel 1993 dopo 42 anni di chiusura. Questo teatro ha una forma con pianta a campana, tipica per lo stile italiano. Il Teatro della Concordia è stato costruito nel 1808 per volontà di nove famiglie benestanti del paese. Le decorazioni al suo interno vennero realizzate dal pittore spezzino Luigi Agretti. Nel 1951 fu chiuso per inagibilità e fu riaperto nel 1993 dopo il restauro.

Teatro della Concordia
Il Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio, in provincia di Perugia, è il più piccolo teatro all'italiana e uno dei più piccoli teatri storici. È definito con lo slogan "il più piccolo del mondo" in quanto è la fedele e riuscita riproduzione in miniatura dei grandi teatri italiani ed europei. Sebbene esistano altri teatri o sale private con un minor numero di posti, il teatro di Monte Castello di Vibio è in effetti "il più piccolo" in quanto è l'unica testimonianza architettonica del teatro settecentesco all'italiana di stile goldoniano. Esso possiede infatti i tre elementi fondamentali che Goldoni reclamava per la costruzione dei teatri: palchi di legno, pianta a campana e plafone costruito con la tecnica del camorcanna. In tal senso, come lasciarono scritto le nove famiglie che lo vollero costruire, "la civiltà non si misura a metri quadri e cubatura".

L'architettura del Teatro della Concordia è quella d'un teatro all'italiana (definita anche goldoniana) riguardante tutta la sua forma, struttura e acustica, sicché esso si distingue chiaramente da un normale teatro di piccole dimensioni. Grazie al lavoro volontario della Società del Teatro della Concordia, il teatro è aperto al pubblico con spettacoli e visite guidate.

Il teatro fu costruito all'inizio dell'Ottocento, nel periodo dell'occupazione napoleonica, per volontà di nove benestanti famiglie locali e fu inaugurato nel 1808. Con la parola "concordia" i costruttori desideravano richiamare alla mente gli ideali della rivoluzione francese: libertà, uguaglianza e fratellanza. Il teatro fu affrescato da Luigi Agretti, pittore spezzino in vacanza nel paesino umbro, all'epoca non ancora quindicenne, il cui padre, Cesare, aveva già realizzato le decorazioni, il telone e i fondali del teatro.

Nel 1823 i proprietari del teatro fondarono l'Accademia dei soci del Teatro della Concordia, una società costituita per la gestione del teatro stesso. Nel 1951 il teatro fu chiuso per inagibilità. Trent'anni dopo, nel 1981, fu espropriato dal comune e quindi restaurato, anche grazie a finanziamenti comunitari. Il restauro, che ha consentito di conservare la struttura lignea che sorregge i palchi, è durato sette anni, sotto la direzione dagli architetti Paolo Leonelli e Mario Struzzi, e si è concluso nel 1993. Nello stesso anno, la gestione è stata affidata alla neo-costituita Società del Teatro della Concordia che vi organizza una stagione teatrale annuale. Oltre all'attività scenica, il teatro è utilizzato anche per convegni, riunioni e per matrimoni civili.

Nel 1997 è stato gemellato con il Teatro Farnese di Parma, uno dei più grandi del mondo con i suoi circa 3000 posti.
Il 7 settembre 2002 il teatro è stato celebrato con un francobollo da 0,41 euro emesso dalle poste italiane.
Nel 2008, durante il bicentenario del Teatro della Concordia, è stata inaugurata la sala espositiva intitolata a Nello Latini, il primo presidente onorario della Società del Teatro della Concordia.

Tra gli artisti famosi che danno spettacoli al Teatro della Concordia figurano, per esempio, l'attrice italiana Gina Lollobrigida e la chitarrista austriaca Johanna Beisteiner.

Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo
La chiesa, di stile neoclassico, è a pianta rettangolare a tre navate. Quella centrale termina con un abside semicircolare. La volta, le pareti e i pilastri furono dipinti dal perugino Nicola Benvenuti. I dipinti sugli altari laterali rappresentano “La Madonna Addolorata”, “Il Sacro Cuore di Gesù” realizzato dal pittore romano Mario Barberis nel 1943 per proteggere i montecastellesi andati in guerra, “La Madonna di Lourdes con Bernadette”e “L’Esaltazione della Santa Croce” con Sant’Antonio Abate, Sant’Antonio da Padova, San Francesco di Assisi, Santa Chiara, San Bernardino e Santa Caterina da Siena.
Dello stesso autore è “La Madonna del Santo Rosario con gli angeli che ad ogni preghiera dei cristiani, gettano acqua sulle anime del Purgatorio per portar loro sollievo”. Nel mezzo del presbiterio si innalza il grandioso altare maggiore che custodisce l’immagine della Madonna dei Portenti con il Bambino in braccio e San Carlo Borromeo vescovo milanese accanto.

Di grande valore sono gli arredi sacri e le reliquie: il braccio Santo dei Santi Filippo e Giacomo – le cui statue trovano posto sull’altar maggiore, e di San Giovanni Battista e l’antichissimo fonte battesimale. Da notare sono anche le sei lunette laterali con vetro decorato che raccolgono “L’Annunciazione”, “La Nascita di Gesù”, “La presentazione di Gesù al Tempio”, “La deposizione di Gesù”, “La discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti in preghiera con Maria”, “Maria Regina della Chiesa”. Il rosone centrale, posto sopra la cantoria, è rappresenta “L’Incoronazione di Maria”.

Torre Porta di Maggio
Sin dalla sua costruzione il paese era dotato di numerose torri e di due porte di accesso: Porta Tramontana e Porta di Maggio, così detta perché esposta ai venti primaverili. Solo quest’ultima è rimasta a testimoniare il glorioso passato ed è stata recentemente restaurata. I merli della torre sono tipicamente guelfi – cioè piatti – poiché il paese era un feudo papale. Con il restauro, la torre è tornata ad essere meta dei tanti visitatori, ed è stata riportata alla sua antica funzionalità.

Al suo interno, prima della sistemazione e la catalogazione dei documenti custoditi, era sede dell’archivio storico. Dalle carte è riemersa la storia di un paese pieno di tradizioni e dotato di una grande saggezza amministrativa. Al suo interno i tanti cimeli storici guidano il visitatore verso un percorso storico che culmina con l’accesso ai merli e al parapetto della torre, da dove si può ammirare uno sconfinato panorama che va dal Tevere alla vicina Todi, dominando tutta la valle. In prossimità della torre stessa si trovano anche varie stampe che ritraggono il progetto di arginazione del torrente Faena alla confluenza con il Tevere e l’antico progetto della torre campanaria. Da non perdere sono anche i fregi e gli stemmi nobiliari realizzati in legno.

Chiesa della Madonna delle Carceri
La Cappella della "Madonna delle Carceri si trovava eretta nello stesso posto già nel 1505 sotto il nome di Madonna delle Grazie, ma alla sua esatta data di costruzione non è possibile risalire dal momento che molti documenti sono andati dispersi. Il titolo di "Madonna delle Carceri" lo troviamo in una delibera del Consiglio datata 19 marzo 1826, che vista l'imminente caduta del tetto a causa del mancato restauro della cappellina e considerando che la sua demolizione sarebbe costata quanto il restauro, impegnò la spesa di 41 scudi e 91 baj e mezzo, per recuperarla.

Nonostante quel recupero fino a poco fa, le condizioni della cappellina risultavano essere le stesse del 1826: il tetto era quasi completamente crollato (i pochi metri quadrati rimasi in piedi a ridosso dell'immagine della Madonna sembravano volerla proteggere), le finestre non esistevano più, e gli affreschi all'interno erano abbandonati alle intemperie. Molto si discusse, ma nessuno intervenne e così la montecastellese Anna Rita Frollini in Marchetti, particolarmente legata a quella chiesa ormai in rovina, incaricò Alfredo Brachini (proprietario di una ditta edile del paese) di restaurarla, affidando il restauro degli affreschi alla mano del pittore Benedetto di Todiche lasciò allo stato originale solo le immagini sacre dell'altare, dicendosi disposta essa stessa con le proprie risorse al pagamento dei lavori e dei materiali. Mossi dalla devozione alla Madonna circa 300 persone contribuirono economicamente ed offrirono materiali ed anche le famiglie più disagiate offrirono somme ingenti, mentre altri lavorarono gratuitamente per il suo recupero. I soldi raccolti (2.065.900) risultarono più delle spese effettuate (2.038.190). Così, l'11 novembre 1971, si celebro nuovamente la messa nella Chiesa della Madonna delle Carceri e l'affluenza e la devozione dei numerosissimi partecipanti fu davvero commovente. Per quell'occasione la Banda Musicale di Marsciano venne a rendere più solenne questo momento: prima di quella data, ogni anno si festeggiava la Madonna delle Grazie il 2 luglio con la Santa messa, ma proprio da quel 1971 nacque la Festa della Madonna delle Carceri.

Madonna dei Portenti
L’immagine, dipinta sul muro esterno di una torre appartenente alla famiglia di Andrea Fioretti nella contrada Vinello, esisteva fin dai primi del secolo XVIII°, ed è al principio dell’anno 1732 che avviene la miracolosa manifestazione della Vergine.
La tradizione orale afferma che nell’anno suddetto un fanciullo di nome Egidio, trovandosi a pascolare le sue pecore nel prato di rimpetto all’immagine, udì da questa uscire una voce che chiamandolo per nome, gli chiese di accenderle un lume. Il bambino corse a raccontare l’accaduto alla mamma, ma questa non prestò fede al racconto del ragazzo e senza dargli ascolto aggiunse che, anche se la Madonna avesse parlato, non aveva in casa neppure una goccia d’olio per accendere il lume. Il bambino tornò sul luogo e rivolgendosi all’immagine sacra le riferì fedelmente la risposta della madre. Allora il fanciullo udì di nuovo una voce che gli comandò di tornare a casa e guardare nel vaso perché lo avrebbe trovato pieno d’olio. Essendosi sparsa la voce della prodigiosa manifestazione, grande fu l’accorrere del popolo dei dintorni per venerare la Sacra Immagine e grandi furono ancora le grazie che Dio volle operare. In una supplica inviata al Pontefice di allora Clemente XII°, il popolo chiede sussidi per erigere una chiesa in onore della Vergine, chiesa che, secondo un primo progetto del vescovo diocesano, doveva essere sul luogo sesso del miracolo.

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