Campeggio Clusone Pineta

Indirizzo:località Fiornine, Via Val Flesch, 14, Clusone (BG)

Contatti: Info: +39 0346.22144 - www.campingclusone.it

Hai letto la legenda? Leggila subito!

Completamente immerso nella pineta di Clusone ed avvolta dalle montagne bergamasche, in una conca verdissima e fresca anche d'estate, il "Campeggio Clusone Pineta" è una delle tappe obbligatorie per chi volesse soggiornarvi in queste splendide località montane.

Molto ampia circa 110.000 mq. disposti su un declivio della montagna e divisa in vari settori percorribili con comode stradine in ghiaia, ha all'ingresso una reception (regolamentata da sbarra) con bar e ottimo ristorante e una tensostruttura per intrattenimenti serali.

Offre molto per chi desidera fermarsi a lungo e anche per chi invece è di passaggio e lo utilizza per una notte con la formula (Camper Stop), un camper service a griglia comodo sia per le manovre che per l'utilizzo, acqua potabile (colonnine dell'acqua spare ovunque), possiede le colonnine della corrente elettrica, quattro blocchi in muratura di servizi igienici con docce calde e fredde e lavandini, distribuiti all'interno del camping, un ottimo parco giochi per bambini, una zona per pic-nic con annesso un grande barbecue ed altro ancora.

Come attività ludiche non manca proprio nulla per momenti di svago spensierati: un campo da tennis (veramente bello ed utilizzabile tutto l'anno), un campo per basket e calcetto e pallavolo, due campi per le bocce.. Il camping inoltre su richiesta offre il servizio fornitura di bombole camping-gaz e propano, c'è anche un minimarket per la fornitura di accessori per campeggio ed altro.
Subito nelle vicinanze (100 mt. circa) c'è una pista ciclabile (sicura) che porta in pochi minuti nel centro della cittadina di Clusone.
Tariffe: Vedi sito web.

Campeggio Clusone Pineta
Via Valflesch, 14 - Località Fiornine - 24023 Clusone (BG)
Tel. +39 0346.22144 - Fax +39 0346.22144
www.campingclusone.it
Coordinate GPS: 45.876075,9.930847  /  +45° 52' 33.87", +9° 55' 51.05"

Comune Città di Clusone
Piazza Sant'Andrea, 1 - 24023 - Clusone (BG)
Tel. +39 0346.89600 / +39 0346.89603 - Fax +39 0346.23014
www.comune.clusone.bg.it

Turismo Pro Clusone
Piazza Dell'Orologio, 21 - 24023 Clusone (BG)
Tel. +39 0346.21113 - Fax +39 0346.920694
www.turismoproclusone.it - info@turismoproclusone.it

MAT - Museo Arte Tempo
Palazzo Marinoni Barca - 24023 - Clusone (BG)
Tel. +39 0346.25915 / +39 0346.22440 - Fax +39 0346.920358
www.museoartetempo.it - info@museoartetempo.it

Associazione Seriana Turismo e Ristorazione Alberghiera
Viale Gusmini, 3 - 24023 - Clusone (BG)
Tel. +39 0346.21576 - Fax +39 0346.24856

www.clusonejazz.it
www.valleseriana.bg.it
www.valseriana.eu
www.valleserianabike.it
www.apt.bergamo.it
www.provincia.bergamo.it
turismo.provincia.bergamo.it
www.turismo.bergamo.it

Clusone, (Clüsù in dialetto bergamasco), è un comune in provincia di Bergamo, considerato parte della Val Seriana, sebbene da un punto di vista orografico l'altopiano di Clusone, di origine glaciale, appartenga in parte anche al bacino dell'Oglio.

Il comune è capoluogo della Comunità Montana della Valle Seriana. Il clima di Clusone non è molto caldo: in inverno, infatti, si possono toccare temperature fino ai -5 gradi e in estate, che risulta essere fresca e ventilata, si arriva a massime di 25 gradi.

Clusone, che ha il titolo di città dal 13 ottobre 1801, è situata ad un'altitudine di 650 metri sul livello del mare e conta una popolazione di circa 8.000 abitanti.

Il visitatore che percorre le strade del centro storico si trova di fronte a continue piacevoli sorprese: oltre ai monumenti più famosi vedrà piccoli palazzi con resti di affreschi e con portali dei secoli XVI e XVII, case con loggiati seicenteschi, decorazioni di facciate del quattrocento e del settecento, chiostri di antichi conventi, piazzette caratteristiche. Si tratta di una Clusone spesso sconosciuta e tutta da scoprire, che offre i suoi segreti a chi ha la pazienza di cercarli.

Gli affreschi dipinti nel corso dei secoli sui muri, agli angoli delle vie, all'interno di chiese e palazzi, nelle nicchie delle santelle in tutta l'alta Valle Seriana sono talmente tanti che non basterebbe un libro per raccoglierli tutti.

Ci fu un tempo in cui le strade dei centri dell'Alta Valle Seriana costituivano una sorta di galleria ricca di dipinti. Le facciate degli edifici dei centri storici erano ricchissime di colori... doveva trattarsi di uno spettacolo stupefacente, in parte visibile ancora oggi.

La Pineta di Clusone:
Non tutti sanno che la grande "Morena" della Selva di Clusone, per interessamento dell'allora Sindaco di Clusone, Conte Dott.Filippo Fogaccia (detto Baradello), nell'anno 1922 fu iscritta nel "Catalogo delle Bellezze Naturali" d'Italia.

La "Morena" della Selva non è soltanto una ricca e folta pineta, fonte di salute, ma è anche una visiva testimonianza di un grande capitolo geologico del nostro globo. Essa custodisce innumerevoli meravigliose testimonianze: i "Massi Erratici" e le "Buche del Freddo".

I "Massi Erratici" non sono altro che enormi massi di pietra trasportati dai ghiacciai, alcune migliaia di anni or sono, portati nientemeno che dal lontano Gruppo dell'Adamello; molti "Massi" sono ancora ben visibili, anche se alcuni sono rovinati, e molti altri sono stati completamente distrutti per ricavarne pietrame da costruzione.

Le "Buche del Freddo" sono enormi buche sparse nella Pineta; scendendo nell'interno si denota un abbassamento di temperatura di alcuni gradi centigradi. Sono comunque testimoni visibili di quanto ci ha lasciato il ghiacciaio in fase di scioglimento.
Per Clusone e zone limitrofe è senz'altro un'attrattiva in più che merita di essere valorizzata e conosciuta dalle scolaresche, dai villeggianti e dagli stessi Clusonesi.

Storia di Clusone:
La città ha un'antica origine, probabilmente risalente ai primi insediamenti degli Orobi che vi si installarono nel 1300 a.C.
Successivamente, in epoca romana si verificarono importanti insediamenti che resero il borgo un centro di grande importanza nell'intero circondario, con una costruzione di genere fortilizio. Il nome della città ebbe origine in questo periodo storico e potrebbe derivare dalla parola latina Clausus, indicante un luogo chiuso circondato da montagne.

I secoli seguenti videro il termine della dominazione romana ed il conseguente arrivo dei Longobardi, a cui subentrarono poi i Franchi, i quali crearono i presupposti per la formazione del Sacro Romano Impero, i cui reggenti governarono le sorti del paese per tutta l'epoca medievale.

Il primo documento scritto in cui viene fatta menzione di Clusone risale al 774, quando in un atto si attesta che il nucleo della Rocca veniva consegnato da Carlo Magno ai monaci di San Martino di Tours.
La rocca in questione si sviluppò notevolmente in epoca medievale, tanto da assumere la fisionomia di un vero e proprio castello, con mura e torri a scopo difensivo.

Il successivo passaggio ai territori della Repubblica di Venezia rappresentò il periodo di maggior sviluppo sia artistico che culturale che commerciale, permettendo di raggiungere un elevato grado di ricchezza. Qui era presente un Podestà, che amministrava il territorio coadiuvato dall'Arengo, un'assemblea composta dai capifamiglia locali, e dal "Consiglio di Congrega".

Con la Serenissima Clusone condivise le sorti fino al trattato di Campoformio quando venne aggregata alla Repubblica Cisalpina. Dopo l'assegnazione di questi territori agli austriaci, che inserirono la cittadina nel Regno Lombardo-Veneto, avvenne il definitivo passaggio al Regno d'Italia, sotto il quale Clusone divenne capoluogo di un circondario della provincia di Bergamo.

Il 12 novembre 1801 fu insignita del titolo di città, per la ricchezza di edifici che ricordano il suo fastoso passato. Questo titolo venne riconfermato il 15 maggio del 1957 dalla Repubblica Italiana.

Orologio Planetario:
«SYDERA VIX ALIJ OBSCURA RATIONE MOVERIFANZAGUS MANIBUS, LUMINIBUSQUE PROBAT 1583»
«Ho messo in opera tutta la conoscenza acquisita dagli astronomi nei loro studi. 1583». Fanzago di Clusone.
Sono queste le parole che si leggono sotto il grande orologio planetario Fanzago di Clusone, che possono essere interpretate: «Ho messo in opera tutta la conoscenza acquisita dagli astronomi nei loro studi. 1583».

L'Orologio si trova sulla facciata Sud della torre del municipio, edificio di tipica costruzione medioevale che è stato chiamato anche «Palazzo del Podestà di Valle» o «Palazzo della Ragione».
L'Orologio è un capolavoro meccanico di grande rilievo, concepito e costruito nel 1583 da Pietro Fanzago, ingegnere meccanico, matematico, fonditore di Clusone, ed è l'unico esemplare del suo lavoro.

Danza macabra:
L'Oratorio dei Disciplini prende il nome dalla Confraternita omonima detta anche dei "Battuti", o di S. Bernardino e S. Maria Maddalena, che ne fece la propria sede nei secoli. Sorge in posizione appartata ad ovest della maestosa basilica clusonese con accesso dal sagrato o dalla scalinata di via S. Bernardino.

Introduzione L'Oratorio dei Disciplini prende il nome dalla Confraternita omonima detta anche dei "Battuti", o di S. Bernardino e S. Maria Maddalena, che ne fece la propria sede nei secoli. Sorge in posizione appartata ad ovest della maestosa basilica clusonese con accesso dal sagrato o dalla scalinata di via S. Bernardino.

È conosciuto soprattutto per gli affreschi esterni sul tema della morte ma conserva al suo interno il ciclo delle "Storie di Gesù" meno conosciuto ma altrettanto meritevole dell'interesse dei visitatori e degli studiosi della pittura quattrocentesca. SParticolareulla facciata volta ad est domina il tripartito affresco del Trionfo della Morte, della Danza Macabra, dei Vizi e delle Virtù.

L'opera è del 1485 come testimonia la data segnata sul cartiglio esterno a sinistra, nel Trionfo in alto. Si tratta di una sintesi unica di tutti i temi macabri che ritroviamo separati in altri affreschi dello stesso genere sparsi per l'alta Italia e l'Europa: dalla Francia fino in Lettonia, dalla Svizzera fino in Finlandia. Questo affresco pregevole ed importante è visitato da studiosi di tutta Europa e da numerosi turisti.

Solo dopo la metà dell'800 gli esperti di storia dell'arte e gli storici cominciarono ad interessarsi agli affreschi dei Disciplini apprezzandoli nella loro qualità e nel loro significato e cercarono di individuare l'autore o gli autori. La critica più recente è propensa ad attribuire le "Storie di Gesù" e gli affreschi macabri a Giacomo Borione e alla sua bottega. H "Magister ]acobus pentor" dei documenti dell'epoca, è attivo a Clusone dopo il 1460 come attestano i registri della Confraternita dei Disciplini; è un pittore locale ma dotato di grande capacità espressiva e vivacità coloristica. A lui i Disciplini diedero l'incarico di illustrare ai fedeli i temi della vita di Gesù e quelli della Morte e del Giudizio. Nessuno dubita che lo abbia fatto con grande efficacia.

L’Oratorio e le sue vicende:
La primitiva costruzione della seconda metà del quattordicesimo secolo aveva il tetto a doppio spiovente ed occupava solo la parte affrescata con i temi della morte. Fu costruita dai Disciplinati Bianchi eredi della tradizione dei flagellanti del 1200, i quali oltre a dedicarsi alla penitenza e all'ascesi avevano anche scopi caritativi tra cui l'assistenza ai pellegrini, agli infermi, ai moribondi e ai morti.

Gli aderenti portavano una lunga veste bianca con cappuccio, per nascondere il volto, e sono rappresentati con il flagello usato per battersi nei loro riti penitenziali. All'inizio del XV secolo la chiesetta fu prolungata verso sinistra con l'attuale corpo principale. Nel 1452 l'Oratorio, prima dedicato all'Annunciata, fu ridedicato a S. Bernardino da Siena che aveva predicato a Bergamo e in Val Soriana.

Inseguito fu aggiunto il portico che rovinò parte degli affreschi della facciata. La primitiva costruzione a destra, probabilmente nel 1673, fu sopraelevata e fu costruita la scala di accesso e la porta proprio a ridosso del grande affresco della Morte rovinandone una buona parte e facendo quasi scomparire del tutto la parte inferiore. Nel 1868, rimossa la scala e chiusa la porta, si provvide ad un primo restauro.

Nel 1901 ad opera di Domenico Giudici, autore di uno dei primi libri sugli affreschi della Morte, si provvide ad una ripulitura dello sfondo del Trionfo con la scoperta di nuove figure. Altri restauri furono eseguiti nel 1903, nel 1952 e nel 1970 con la scoperta di alcuni frammenti della parte bassa riguardante i Vizi e le Virtù.

Gli affreschi esterni:
II grande affresco sui temi della Morte e del Giudizio è diviso in treparti: in alto il Trionfo della Morte, al centro la Danza Macabra e in basso i resti della parte comunemente riferita ai Vizi e alle Virtù. Complessivamente si tratta di una predica in immagini ad edificazione dei fedeli in un luogo situato vicino al cimitero, ma è anche paragonabile a una sacra rappresentazione in tre atti simultanei o a una visione impressionante ed ammonitrice che appare all'osservatore.

L'antico Oratorio, sopraelevato nella seconda metà del secolo XVIII con la conseguente distruzione di parte degli affreschi del Trionfo della Morte e della Danza Macabra.

La Danza Macabra:
Danza MacabraSotto il Trionfo è rappresentata la celebre Danza della Morte il tema più celebre e più diffuso. Sulla fascia divisoria si legge “O ti che serve a Dio del bon core Non avire pagura a questo ballo venire. Ma alegremente vene e non temire. Poi chi nase elli convene morire". Si tratta quindi di un ballo anche se la posizione delle figure indica più una processione che si snoda davanti allo spettatore.

Forse nella parte mancante a destra c'erano degli scheletri musicanti che dovevano meglio caratterizzare la Danza. Ungruppo confuso si affaccia da una porta sulla sinistra ed alcuni personaggi bencaratterizzati avanzano tenuti per mano ciascuno da uno scheletro. I personaggi ParticolareParticolaredella Danza sembrano di condizione sociale inferiore rispetto ai maggiorenti del Trionfo.

Dopo la donna vanitosa all'estrema sinistra, è raffigurato un disciplino a rappresentare i committenti dell'opera per il compimento della quale essi diedero istruzioni precise all'affrescatore. Nella Danza non è la morte in generale che è rappresentata ma quella individuale di ogni singola persona. La morte è legata alla vita ed ogni uomo percorreParticolare il suo cammino con la sua morte accanto.

Chi bene vive, cioè fondato nella giustizia e nell'amore di Dio, guarda la morte senza paura anzi con gioia. Il tema della Danza dei vivi e dei morti che affonda le sue origini nel substrato culturale popolare medievale, ha avuto numerose raffigurazioni; in alta Italia si citano quelle di Pinzolo e Carisolo in Val Rendena,quelle di Bienne e di Pisogne in Val Camonica non lontano da Clusone.

Altre Danze Particolare inferiMacabre le troviamo a Basilea, a Zurigo, a Villisau, a Meslay Le Grenet in Francia, a Lubecca, a Haselbach, a Meitniz in Carinzia,a Hrastiviie in Istria; a Tallin in Estonia, a Inkoo in Finlandia, per citare solo quelle che sono state illustrate in un convegno internazionale di studi sulle Danze Macabre in Europa, tenuto a Clusone nell'agosto 1987 con il concorso di molti studiosi europei.

I vizi e le virtù:
ParticolareUna fascia con la scritta "...amus crucem omnes diligamus Deo devote serviamus cum omne reverentia" divide la Danza dal terzo registro quasi del tutto scomparso, probabilmente anche per l'apertura di una porta in seguito alle prescrizioni della visita pastorale di S. Carlo Borromeo nel 1575, per dare più aria e luce alla Chiesa. A sinistra su piccoli cartigli si leggono i nomi di tre vizi capitali "Superbia – Lussuria - Invidia"; gli altri quattro sono scomparsi.

A fianco una enorme fauce dentata sembra inghiottire le figure deidannati tormentati dal tridente del demonio ancora visibile nella sinopia. Si tratta dunqueParticolare dell'Inferno con i peccatori colpiti dai vizi capitali. A destra dove si vede un gruppo di Disciplini, che in vita erano dediti alla penitenza e alla misericordia per il prossimo, doveva esserci verosimilmente il Paradiso per i virtuosi.

I danni patiti da questa terza parte dell'opera impediscono di cogliere in pieno il significato complessivo dell'affresco. Resta valida l'ipotesi secondo la quale il tema generale dell'affresco riguarderebbe i Novissimi: dopo la rappresentazione della morte, destino ineluttabile, c'è il Giudizio con l'Inferno..

Basilica S.M. Assunta:
Notizie frammentarie sulla prima Chiesa Parrocchiale di Clusone si trovano in documenti che risalgono all'838, al 909, al 1156 (Diploma del Barbarossa) e al 1236 (Atti del Vescovo Giovanni Tornielli). Più documentata la Pieve quattrocentesca della quale si conservano, nell'attuale luogo di culto, tracce visibili nelle due ex-chiavi di volta (il Buon Pastore e l'Agnello Pasquale) murate nelle pareti del terzo ingresso e nella ottagonale vasca battesimale.

Nei verbali della visita apostolica di S. Carlo Borromeo (1575) è descritta: come «curatam, satis amplam et ornatam»; ad una navata, con soffitto in legno non dipinto, sostenuto da sette archi; con tre porte a meridione e una a occidente «quae maior est», sopra la quale è posto il coro dei Disciplini.

L'imponente vano, comprensivo del coro, del presbiterio e della navata (lungo m. 50,20 - largo m. 18,20 - alto m. 20,30), copre una superficie di circa duemila metri quadri. Le otto cappelle che si aprono sull'unica navata, sono delimitate da archi abbinati, sorretti al congiungimento da quattro colonne alte m. 8,30 e con circonferenza di m. 2,70. Alle estremità e al centro della parete di mezzogiorno, sono stati collocati treingressi; in quella a nord; il battistero, il pulpito e un repositorio.

Sopra i volti di queste rientranze, sono stati ricavati sei matronei con balaustra prospiciente la navata. Il procedere della costruzione, gli operai e i tecnici che vi lavorarono, la provenienza delle pietre, dei marmi, del legname, del ferro, i costi liquidati, si possono conoscere esaminando, nell'Archivio parrocchiale, il «Registro delle bollette che si tirano a pagare dal sig. Carlo Bonicelli thesor. della fabbrica e della Chiesa Plebana di Clusone principiata adì 2 giugno 1688».

Fino al 13 agosto 1716, data di chiusura del registro, l'importo delle spese incontrate per le opere murarie e in parte per la decorazione della volta, fu di L. 56.239,75. Dagli atti della visita pastorale del vescovo Luigi Ruzzini, si ha notizia che nel 1701 era già funzionante, con un ben avviato arredamento delle cappelle; mentre dagli atti della successiva visita pastorale del card. Pietro Priuli avvenuta nel 1711, risulta consacrata.

Venne naturalmente conservata la primitiva dedicazione a S. Maria Assunta e, in quanto chiesa battesimale per tutta la plebania della Valle Soriana Superiore, a S. Giovanni Battista. Dalla sua edificazione

Chiesa del Paradiso:
Il nucleo iniziale del complesso del "Paradiso" che sorge nell'antica contrada Canépa, fu costituito dal Convento delle Monache di S. Chiara e dall'annessa Cappella, risale alla metà del secolo XV.
Nello stesso periodo, a fianco del Convento, si aprì anche un Ospizio per viandanti e poveri, così indicato nelle antiche carte consultate dall'abate Pier Antonio Uccelli: " Sedimen hospitalis Dominae Santae Mariae sito in contrada Canépa”.

Chiesa di S.Defendente:
La chiesa di S. Defendente fu eretta nel 1470, in adempimento di un voto, fatto dalla Comunità di Clusone durante una pestilenza. La data è incisa su una delle mensole murate alle basi degli archi crociati della volta del presbiterio. Negli «Atti della Visita Apostolica di S. Carlo Borromeo», avvenuta nel settembre del 1575, è indicata come «Oratorio quasi campestre»; oggi invece, pur conservando uno spazio di rispetto, fa da anello di congiunzione tra il centro storico e la nuova sviluppatissima zona residenziale che si è andata formando a nord-est.

Nella documentazione d'archivio, fin dal seicento, risulta dedicata non solo a S. Defendente ma anche a S. Rocco. La struttura è quella delle chiese del tardo quattrocento: una navata con arco di pietra che regge la trabeazione del soffitto; il presbiterio con voltino a spicchi, unificati in alto attorno ad una medaglia di pietra nella quale è scolpito l'Agnello Pasquale e poggiami, in basso, su quattro mensole, pure di pietra lavorata.

E illuminata da due finestrelle gotiche aperte sulla parete a mezzogiorno; le altre due aperte a fianco della porta principale, basse e rettangolari, più che illuminare consentono ai passanti la visione e la preghiera dall'esterno. Più tardi la facciata, sulla quale fa spicco un bei portale in pietra, fu protetta da un portico a trearcate, che però occultò per tanti anni il trittico affrescato sulla cimasa.
Attualmente è stato riportato alla luce mediante uno squarcio praticato nel soffitto.

Oratorio San Bernardino:
L'Oratorio di S. Bernardino, posto sul margine ovest del sagrato della Basilica di S. Maria Assunta, fu edificato dalla Confraternita dei Disciplini Bianchi costituitasi a Clusone, come in altri paesi del territorio bergamasco, dopo l'approvazione ufficiale (1336) da parte del Vescovo di Bergamo Cipriano Congo.

Il primitivo modesto fabbricato, attualmente adibito a sede delle sculture fantoniane, fu ampliato all'inizio del sec. XV con un prolungamento sulla sinistra, e nel 1451 con il sopralzo della parte più antica. Consacrato inizialmente al mistero dell'Annunciazione, nel 1452 fu ridedicato a S. Bernardino da Siena per onorare in lui, che un tempo appartenne ai Disciplinati della Confraternita di S. Maria in Siena, un valido protettore, e per ricordare la sua venuta a Clusone come predicatore e pacificatore.

Nel 1673, per destinare nuovo spazio alle riunioni dei Disciplini in continua espansione e alle attività del Consorzio della Misericordia e del Monte dell'Abbondanza aggregatisi fin dal 1540 alla Chiesa di S. Bernardino, si completò il sopralzo di tutto il complesso.

Palazzo Fogaccia:
Imponente costruzione disegnata nel 1692 da Giovanni Battista Quadrio, architetto della Fabbrica del Duomo di Milano e realizzata, dal 1693 al 1709, dalla impresa dei capomastri Giovanni Maria e Antonio Trizzini di Lugano, con la direzione tecnica dell'architetto Lorenzo Bettera di Bergamo.

Questa residenza la volle, con molta ostinazione, il conte Vittorio Maria Fogaccia, dopo aver abbandonato il progetto di ingrandimento della casa precedentemente acquistata all'inizio dell'attuale via Antonio Cifrondi. Divenne subito il segno, anche esterno, della volontà di preminenza sociale e politica del casato Fogaccia nei confronti delle altre ragguardevoli famiglie locali.

La sontuosità decorativa dell'interno, doveva poi testimoniare efficacemente gli interessi culturali e artistici sempre perseguiti dai suoi membri, in parte documentabili ricordando: la fondazione della accademia letteraria «Stimoli delle Esperienze Accademiche» da parte di Antonio Romanino Fogaccia nel 1638; l'attività letteraria di Evangelista Fogaccia nella seconda parte del sec. XVI; l'impegno scientifico di Gerolamo Fogaccia nel sec. XVII; la ricerca storica di Filippo e Piero Fogaccia nella seconda metà dell'ottocento e nella prima del novecento.

Palazzo Marinoni:
Sorge a lato della piazzetta B. Giovanni Marinoni, con prolungamento fin sulla via Clara Maffei, dove è posto l'ingresso al parco che lo fiancheggia. Seicentesca residenza, realizzata mediante ampliamento di una più antica, interessante sia dal punto di vista estetico, sia da quello storico.

Singolare l'aspetto architettonico, soprattutto se osservato da via Clara Maffei. Severe arcate che immettono negli ex locali della cucina, dispensa e scuderia, sostengono due piani fortemente caratterizzati: su un lato, da una galleria lignea esterna; sull'altro, da una loggia incorporata con archi e colonne di pietra.
Un maestoso portale, a forma di arco di trionfo, fa da ingresso al parco, dove tre tunie secolari attirano immediatamente l'attenzione dei passanti.

Palazzo Spinelli:
Sorge sull'area racchiusa tra l'antica contrada Longaréte, l'attuale viale Giuseppe Verdi e il viale Giorgio Gusmini. Costituito da diversi corpi di fabbricato realizzati nei secoli XVI-XVII-XVIII, fu residenza di una tra le più cospicue famiglie di Clusone.

L'unione tra gli Spinelli di Clusone e i Carrara di Bergamo, che annoverano tra i loro membri il Cardinale Francesco e il Conte Giacomo fondatore della Pinacoteca e Accademia d'Arte del capoluogo, avvenne nel 1654 a seguito del matrimonio di Vincenzo Carrara con Maria Spinelli. Il figlio Giovanni Battista fu il primo dei Carrara Spinelli che venne a Clusone ad abitare la casa dell'avo materno Giovanni Spinelli.

Più tardi la pronipote Clara, la «contessina» per i Clusonesi, sposò il poeta Andrea Maffei; così si giunse alla denominazione «Carrara Spinelli Maffei», sia per la famiglia, sia per il palazzo. Complesso edilizio storicamente interessante, per l'influsso nella vita di Clusone esercitato dalla famiglia che lo abitò, inserendo, soprattutto nei secoli XVII e XVIII, personaggi di primo piano nell'attività politico-culturale-religiosa.

Palazzo Bonicelli:
Salendo a sinistra della chiesa di S. Anna, dal gombito di via Bonomo De Bernardi alla confluenza di via Domenico Carpinoni, si incontra una interessante residenza della fine del quattrocento, che nel sei-settecento è stata però inglobata in un corpo edilizio più ampio e sopraelevato.

E stata l'abitazione dell'antica famiglia Bonicelli della Vite; lo è attualmente della famiglia Pasinetti. Le affrescature decorative recuperate negli anni 1980-1981 sotto i consistenti intonaci seicenteschi, sono certamente testimonianza della rilevante posizione sociale dei Bonicelli della Vite, un casato che conta tra i suoi membri numerosi amministratori pubblici, studiosi di rilievo, tanti sacerdoti e ben quattordici notai; ma aiutano anche ad immaginare la vivacità e la bellezza delle contrade di Clusone nei secoli XV e XXVI.

Il recupero è avvenuto non soltanto per le affrescature osservabili sulle facciate delle vie Carpinoni e De Bernardi, ma anche per numerose composizioni decorative dell'interno. All'esterno, il modulo decorativo è quello comune ad altre facciate di quel periodo (un esempio, parziale data la pochezza dei resti conservati, è ancora visibile in via Lattanzio Querena): bugnato bicolore coronato da ricca fascia d'ornato floreale, nella quale sono distribuiti piccoli tondi con busti; lesene, travetti e altri motivi ornamentali attorno alle finestre; stemmi inseriti nel contesto.

Sulla facciata di via Bonomo De Bernardi, ci sono esempi di decorazione con l'uso frammisto della figura, dell'emblematica, del fito-morfismo e dello zoo-morfismo Lo scudo col leone rampante, legato a festoni di frutta retti da putti, è l'arma della Valle Seriana Superiore. I tralci di vite che partono dal vaso e si intrecciano, è un voluto richiamo alla famiglia Viti o Vite, imparentatasi con la famiglia Bonicelli. Sulla facciata di via Domenico Carpinoni, è stato recuperata una notevole parte dell'affresco che ha come tema la glorificazione dello stemma Bonicelli della Vite.

Si consigli agli utenti di mantenere un tono conforme alle regole del buon senso.