Area Camper Saraceno - Porto Cesareo

Indirizzo:Via 268 Punta Prosciutto, Porto Cesareo (LE)

Contatti: Tel. +39 349.8837828

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L'Area Camper Saraceno è una struttura privata semplice e rustica e si trova su un piccolo promontorio della costa di Punta Prosciutto, abbastanza ampia ed in piano su fondo in ghiaia ed è scarsamente ombreggita, distante 3 km. dal paese più vicino (Torre Colimena) e pochi metri dal mare.

Si può sostare in assoluta tranquillità perchè custodita, offre ai propri ospiti servizi tipo: le docce libere fredde, illuminazione notturna, gli allacci per l'elettricità, un bus navetta gratuita per la masseria del gestore, dove assaggiare prodotti locali e/o per aquistare olio extravergine di oliva.
L'acqua fornita nella'area di sosta è solo depurata, all'interno dell'area è presente un camper service a griglia con pozzetto per acque nere e grigie e per wc chimici.

L'area sosta è aperta da Pasqua a fine Settembre e non ci sono limiti di permanenza.
Tariffe giornaliere: Contattare il Gestore

Una delle poche area di sosta su questo versante litoraneo salentino ad essere completamente affacciata sul mare, c'è solo il necessario e forse qualcosina in più, uniche pecche alla visita sono il camper service; disposto in una zona poco felice, vicinissima al mare ed ai camper, ha una griglia stretta dove si scarica "tutto" ed è in pendenza.

Area Camper Saraceno
Via 268 Punta Prosciutto - Porto Cesareo (LE)
Tel. +39 349.8837828
Coordinate GPS: 40.292629,17.765705  /  40°17'33.5"N 17°45'56.5"E

Porto Cesareo (pronunciare Porto Cesàreo, Cisaria in dialetto locale) è un comune italiano della provincia di Lecce in Puglia. 
Situato sulla costa ionica della penisola salentina, dista 26,9 km dal capoluogo provinciale. 
È un'importante località turistica del Salento ed è sede dell'Area Marina Protetta e della Riserva Naturale Orientata Regionale Palude del Conte e Duna Costiera.

Ai tempi dei romani si chiamava Portus Sasinae (periodo di cui non resta nessuna traccia, se si escludono sette colonne monolitiche di marmo cipollino immerse nel mare), quando era un importante scalo portuale per il commercio dei prodotti agricoli delle ricche zone interne.

In realtà il luogo era già abitato in epoca preistorica (villaggio sulla Penisola della Strea) e successivamente nell'Età del Bronzo da marinai di provenienza greca (ritrovamenti in località "Scalo di Furno" di vari cimeli, tra cui statuette votive, e di un'area dedicata al culto della dea Thana).

Cadde nell'abbandono a causa delle scorrerie dei pirati e dell'impaludamento della zona fino all'arrivo, intorno all'anno Mille, di alcuni monaci basiliani che vi costruirono un'abbazia che utilizzarono sino al XV secolo, periodo in cui la località passò di proprietà dagli Orsini del Balzo, principi di Taranto, agli Acquaviva, duchi di Nardò, e si sviluppò come porto per il commercio soprattutto di olio e grano, dapprima verso la Sicilia, per poi ampliare al resto delle grandi Repubbliche marinare di quell'epoca.

Fu anche in quel periodo che iniziò la costruzione, a difesa dai nemici provenienti dal mare, dell'importante "Torre Cesarea" e di tutte le altre torri costiere di cui è ancora ricca la fascia costiera ionica salentina.
Dopo un nuovo periodo di decadenza, intorno al XVIII secolo tornò a ripopolarsi,però solo stagionalmente e non stanzialmente grazie all'attività di una tonnara che attirò varie famiglie di pescatori, soprattutto tarantine,che occuparono la penisoletta dell'attuale comune, allora possedimento dell'agiata famiglia Muci di Nardò.

Quest'ultima acquistò e detenne il feudo sino agli inizi del XIX secolo, anche dopo l'abolizione ufficiale del principio feudale. 
Il primo nucleo stanziale si ebbe solo a metà '800. Successivamente il frazionamento e la vendita dei terreni a queste famiglie di pescatori qualche decennio prima della fine del XIX secolo, permise lo sviluppo del primo impianto urbano.
Il centro continuò così a svilupparsi e quando, alla fine del XIX sec. la popolazione venne a contare qualche centinaio di persone, vi si costruì la chiesa intitolata a S. Maria de Cesarea.

Durante il periodo fascista, grazie alla bonifica dell'Arneo, il centro crebbe di importanza non solo come porto peschereccio ma anche come località turistico-balneare ed iniziò ad essere chiamata Porto Cesareo

Nel 1975, grazie alla volontà dei residenti che chiedevano da tempo l'autonomia dal comune di Nardò, Porto Cesareo divenne a sua volta comune a tutti gli effetti.
Oggi quest'ultimo è ormai una rinomata località di bagni grazie ai suoi 17 km di spiaggia dorata in parte attrezzati e acqua molto limpida fronteggiate da un arcipelago di isolotti ricchi di vegetazione e di fauna che conta specie molto rare.

Dal 1997 il Comune è sede di una delle 20 aree marine protette d'Italia per la presenza di una ricchissima e diversificata comunità marina di elevato valore biologico. 
L'area si estende fino a 7 miglia dalla costa, tra Punta Prosciutto a nord e Torre dell'Inserraglio a sud.
Importanti sono anche la Stazione di Biologia Marina e il Museo Talassografico che contiene una raccolta malacologica, un erbario e rare specie ittiche.

Nel 2002 Porto Cesareo è balzato agli onori della cronaca per una notizia molto curiosa che ebbe molta eco e fu imitata successivamente anche in altre parti d'Italia: l'intitolazione di una statua alla show girl Manuela Arcuri.
In realtà la statua è dedicata alla moglie del pescatore, che attende il ritorno del marito dal mare. 
Madrina dell'inaugurazione fu la stessa Arcuri, come deciso, e attestato anche dai verbali dei consigli comunali del 2002. 
Nacque però l'equivoco, volutamente messo ad arte a scopo di scoop pubblicitario, che la statua rappresentasse proprio la stessa diva.

L'opera fu realizzata da uno scultore salentino, che comunque riprodusse il bellissimo volto e le leggiadre fattezze della Arcuri. 
Rimossa nel 2010 per insistenza delle donne cesarine, la statua richiamava molti curiosi che, in vacanza nella zona, venivano a visitarla, ed è stata purtroppo oggetto di diversi atti vandalici (a marzo 2008 risultava ad esempio priva del naso).

Va sottolineata la forte instabilità politica che ha portato in soli 34 anni di municipalità ad avere 10 sindaci tutti diversi (con le amministrazioni susseguentisi in modo sempre contrapposto alle precedenti), numerosissimi assessori e consiglieri e persino alla presenza di tre commissari prefettizi.

L'Isola dei Conigli:
L'Isola, sulle antiche carte nautiche e militari viene indicata con il nome di "Isola Grande", dagli abitanti viene chiamata "Isola dei Conigli". 
Su di essa, negli anni 50, fu promosso l'allevamento allo stato brado di una colonia di conigli, distesa lungo la riviera di ponente a protezione della piccola cittadina, a poche centinaia di metri dalla terraferma. 
Disposta parallelamente alla costa, è lunga circa 2,5 Km, larga quasi 400 m, con un'altezza sul livello marino di circa 2 m. 
Gran parte dell'isola è coperta da una pineta, grazie al rimboschimento effettuato sull'isola dal Corpo Forestale dello Stato negli anni 1952-53. 
L'isola si può raggiungere:
concordando il traghettamento in barca con uno dei pescatori locali sparsi lungo tutto il litorale di ponente oppure la si può tranquillamente raggiungere a piedi.

Torre Cesarea:
La Torre di Porto Cesareo si erge silenziosa ed imponente e scruta il mare come un vecchio pescatore, guardando a vista, la Torre Squillace verso Sud e la Torre Chianca verso Nord.
Fu costruita, come le altre Torri del Salento, per arginare le frequenti incursioni dei Turchi. 
Il 9 aprile del 1568,nel Castello Aragonese di Taranto, alla presenza di Don Alonso de Salazar (Presidente della Regia Camera della Summaria del Regno di Napoli), si svolge l'asta per la costruzione della Torre Cesaria sulla penisoletta "Capo delle Vedove" in "loco ditto di San Giorgio".

Il Maestro Virgilio Pugliese si aggiudica l'appalto per la costruzione della Torree s'impegna a seguire le indicazioni ed i disegni dell'Ingegnere Militare Giovanni Tommaso Scala, e s'impegna inoltre a completarla in sette mesi a partire dal prossimo 11 maggio: (un esempio di appalti pubblici efficienti). 
Questo contratto è estremamente preciso circa la qualità dei materiali da usare: "l'arena sarà minuta netta et non ci sia drento petra nissuna", " e che la calce sia bona e perfetta et che sia impastata con acqua dolce et non salata ". 
Il contratto continua dando indicazioni sul taglio delle pietre, sulla finitura degli intonaci, sui pavimenti e sul reperimento della sabbia dell'acqua e della legna.

Il 10 luglio 1568 venne a Cesarea Pedro de Toro de Villoa, regio Commissario, insieme a Padano Esguero, regio Protomaestro delle fabbriche della Provincia di Terra d’Otranto, per la misurazione. 
Dopo aver constatato lo stato dei lavori, fu concesso un acconto di 100 ducati al Maestro Pugliese, acconto riscosso a Lecce presso la Percettoria il 15 dello stesso mese.
Il 28 aprile del 1583 presso il Notaio Cornelio Tollemeto di Nardò, Angelo Spalletta, figlio di Leonardo, mediante procura , riscosse presso la Tesoreria Generale, l’ultimo rateo della “plegeria” a suo tempo depositata dal maestro Pugliese, defunto nel 1569. 
Lo Spalletta era uno dei sei costruttori, il più benestante, e fu uno che con altri finanziatori del tempo contribuì a costruire il “Partitario”, cioè il capitale d’impresa, lucrando anche con interessi su prestiti di denaro, anticipato ad altri costruttori. 
 
Torre Chianca o di Santo Stefano:
La torre costiera della "Chianca" o di "Santo Stefano" sorge su una piccola penisola tra Torre Cesarea e Torre Lapillo in zona "Scala di Furno" luogo che presenta testimonianza umana collocabile intorno al XVII e XVIII secolo a.c.
La torre è a pianta quadrata priva di scale esterne con base di mt 15,60 per lato ed altezza di mt. 18. 
Durante l'ultimo evento bellico, fu dimora di soldati dell'esercito italiano, che avevano installato una postazione di artiglieria, efficiente sino all'8 settembre 1943(armistizio), dopo fu abbandonata.

Nello stesso periodo bellico, nei pressi della torre i soldati tedeschi presenti presso i campi di aviazione di Leverano e San Pancrazio, si esercitavano con i loro Stukas addestrandosi al tiro al bersaglio con bombe di cemento arrecando lesioni e ammaccature anche alla torre tutt'ora evidenti a più punti specie al parapetto superiore e alle feritoie. 

Torre Lapillo o di San Tommaso:
Nel febbraiodel 1569 la costruzione della Torre fu ultimata, è una torre "vicereale" media a pianta quadrangolare per circa 16 metri per lato e di circa 17 metri di altezza a forma piramidale. 
nella torre vi era un ingresso, la piazza, il troniere, la scale per accedere alla piazza, la canna fumaria, una cisterna e un pozzo. 
Tale località, su antiche carte nautiche era segnalata con il nome di "Lo Pilo". 
Nel 1820 la torre era un po malandata anche se era occupata dalla guardie doganali borboniche che la tennero sino alla fine del secolo.

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