Area sosta Angolo Verde - Castellabate

Indirizzo:Via Pozzillo, 10, Castellabate (SA)

Contatti: Info: Pasquale +39 333.1896457 / Pietro +39 327.4425216

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"San Marco è una frazione della cittadina di Castellabate (SA) ..e qui sorge un'altra area sosta a conduzione familiare.. anche qui vige la pulizia e l'ordine. Area sosta Angolo Verde è situata all'interno della piccola frazione e per arrivarci bisogna fare un po di attenzione, vie strette, qualche terrazzo, curve ad angolo ma poi si arriva.. e allora!!.. eccola!".


Più piccola di un'altra area camper presente sul teritorio comunale, è semplice e rustica ma completamente nell'ombra di alberi ad alto fusto, la proprietà è recintata e custodita 24 ore ed il mare dista poco più di un centinaio di metri, tre chilometri invece per il centro di Castellabate e a meno di un chilometro dal centro del borgo di San Marco.
Un minimarket è disponibile a meno di cento metri circa, il primo distributore di benzine a due chilometri, poco prima la banca ed il bancomat.


le quindici piazzole sono tutte in piano e su fondo in terra battuta e posizionate su due terrazzamenti con staccionata in legno di sicurezza, tutte servite di utenza; allacci alla rete elettrica e varie fontanelle dell'acqua potabile, non mancano le docce calde comprese nella tariffa giornailera e i servizi igienici all'interno di una piccola struttura in legno, ci sono i lavelli e i lavatoi, un pratico e semplice camper service e altro ancora.
Sono presenti i bidoni per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, il servizio cambio delle bombole del gas su richiesta e la lavatrice (€ 5,00), su convenzione c'è la possibilità del noleggio delle biciclette.


La zona per le operazioni di carico e scarico delle acque sporche è ubicato nella parte sottostante e vicino al blocco servizi, il piccolo pozzetto con coperchio in metallo è al centro di un invaso di cemento e di lato la sua fontanella con rubinetti filettati per le operazioni di pulizia, buono l'utilizzo del servizio ottima invece l'accessibilità.


"Questo approdo per camper e caravan è una piccola chicca che in pochi conoscono e merita tutte le attenzioni perché a due passi c'è tutto.. negozi e scendendo per poche centinaia di metri c'è il mare".


Apertura annuale, non ci sono limiti di permanenza, le caravan sono ammesse, gli amici animali da compagnia ammessi.
Tariffe giornaliere: Chiamare i seguenti numeri riportati.


Area sosta Angolo Verde
Via Pozzillo, 10 - 84048 S. Marco di Castellabate (SA)
Info: Pasquale +39 333.1896457 / Pietro +39 327.4425216
Coordinate GPS: 40.272621,14.941530 / 40°16'21.4"N 14°56'29.5"E

Comune di Castellabate
Piazza Lucia - 84048 S. Maria di Castellabate (SA)
Tel. +39 0974.962311 - Fax +39 0974.961188
www.castellabate.gov.it/castellabate


Ufficio di Promozione Turistica e Culturale
P.zza Comm. Antonio Izzo - Santa Maria di Castellabate
Tel. +39 0974.960853 – Fax +39 0974.1930155
turismocultura@comune.castellabate.sa.it

 

www.turismoinsalerno.it
www.eptsalerno.it
www.salernoturistica.it
www.insalerno.com
www.provincia.salerno.it
www.sevensalerno.it
www.guidaturisticasalerno.it


www.incampania.com
www.campaniatour.it

« Chi navighi il golfo, da Posidonia, vede l'isola di Leucosia, a breve distanza dalla terraferma, il cui nome prende da una delle Sirene qui caduta dopo che esse, come si racconta, precipitarono nell'abisso del mare. »
(Strabone. Geografia (Libro VI, 1, 1))


Castellabate (Castiellabbate in dialetto cilentano) è un comune sparso italiano con sede comunale nella frazione Santa Maria. Il paese si trova sulla costiera cilentana (provincia di Salerno) in Campania e il suo territorio rientra completamente nel parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dichiarato nel 1998 patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO. I suoi ambienti marini costituiscono l'area marina protetta Santa Maria di Castellabate.


Il territorio comunale è compreso interamente nel parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e i suoi maggiori rilievi sono il monte Tresino (355 m s.l.m.) e il monte Licosa (326 m s.l.m.). Il capoluogo domina un promontorio (278 m s.l.m.), un'estrema propaggine del monte Stella a ridosso della fascia costiera tra punta Licosa e punta Pagliarolo e delle frazioni di Santa Maria e San Marco. L'unico fiume permanente è il Rio Arena, gli altri corsi d'acqua sono legati principalmente alle precipitazioni piovose.


Il mare e la costa di Castellabate sono dal 1972 sotto tutela biologica marina per preservarne il patrimonio naturale e ambientale, rappresentando uno dei primi esempi di parco marino in Italia. Nel 2009 è stata istituita l'area marina protetta Santa Maria di Castellabate, che abbraccia la zona tra la baia del Saùco (o del Vallone) e la punta di Ogliastro. L'area è suddivisa in zone sottoposte a diverso regime di tutela ambientale, tenuto conto delle caratteristiche ambientali e della situazione socioeconomica presente. 
La zona A di riserva integrale vieta anche la balneazione e riguarda la costa tra punta Tresino e vallone Maroccia. La zona B (tratto di mare circostante la zona A e quello tra punta Torricella e punta Ogliastro) di riserva generale consente la balneazione e la navigazione a velocità non oltre i cinque nodi entro 300 metri dalla costa. La zona C di riserva parziale con limitazioni circoscritte comprende il residuo tratto di mare all'interno dell'area marina protetta.


Le origini del nome


Il toponimo comunale deriva dal castello di Sant'Angelo, costruito dall'abate Costabile Gentilcore sull'omonimo colle. Dopo la sua morte, la fortezza fu intitolata dalla popolazione locale al suo ideatore, dando origine al nome del borgo secondo questa linea etimologica: "Castrum abbatis" > "Castello de lo abbate" > "Castello dell'abbate" > "Castellabate".


Storia


Periodo pre 1123
Castellabate è una zona abitata fin dall'epoca preistorica (paleolitico superiore), come testimoniano i reperti in pietra rinvenuti ad Alano, San Marco e in località Sant'Antonio (nei pressi di Licosa). Tracce di vita nel periodo neolitico nell'area di Tresino sono attestabili dalle selci e un’ansa attribuibile alla cultura di Diana rinvenute.


Nel corso dei secoli sul territorio si insediarono poi diverse popolazioni come gli Enotri, che occuparono la fascia costiera cilentana nell'VIII secolo a.C. prima della colonizzazione greca. I Greci Trezeni, scacciati da Sibari, nel V secolo a.C. fondarono sul monte Tresino la città Trezene d'Italia. Altre testimonianze di una civiltà greca, come dimostrano i ritrovamenti in loco, si hanno sul promontorio di Licosa e dintorni, sede della città di Leucosia o Leukothèa. Da questa potrebbe derivare il nome della popolazione italica che nel IV secolo a.C. abitò la costa tra Poseidonia e Elea: i Leucanoi poi Lucani. I patrizi Romani, dopo la conquista della zona denominata integralmente da loro Lucania, costruirono numerose ville (di cui permangono i ruderi) nella regione della fascia costiera che va da Licosa a Tresino, che comprendeva il porto greco-romano della città di Erculia (San Marco).


Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente iniziò il lungo periodo delle dominazioni barbariche, caratterizzato da una certa instabilità fino all'avvento dei Goti di Teodorico e più tardi dei Bizantini. Nell'846 Licosa fu considerata una roccaforte di pirati Saraceni, che furono sconfitti proprio nella decisiva battaglia di Licosa da una coalizione di poteri locali che comprendeva tutti i soggetti danneggiati dalle incursioni musulmane: il Ducato di Napoli, il Ducato di Amalfi, il Ducato di Gaeta e il Ducato di Sorrento.


Le prime notizie ufficiali sul territorio risalgono al 977, quando il vescovo di Paestum Pandone vendette alcuni possedimenti terrieri che facevano capo alle chiese di Santa Maria de Gulia, Santa Maria Litus Maris e San Giovanni di Tresino a marinai di Atrani. In queste terre ci fu anche la presenza dei monaci basiliani profughi dell'oriente, la cappella di Santa Sofia ne è una testimonianza. I Longobardi e i Normanni sono tra le popolazioni che hanno lasciato nella zona un forte segno tangibile della loro presenza. I Longobardi inizialmente depredarono queste terre, ma dopo la loro conversione al cristianesimo operata dai benedettini ne divennero i benefattori attraverso l'imposizione feudale. Essi, data la loro profonda devozione per san Michele Arcangelo, denominarono colle Sant'Angelo l'altura su cui sarebbe sorta Castellabate. Nel 1028 il principe Guaimario III di Salerno scacciò i Saraceni definitivamente. Nel 1072 fu il principe longobardo Gisulfo II di Salerno a donare le terre di Castellabate all'abate della badia di Cava Leone I. Il lavoro svolto dai benedettini fu talmente meritorio durante la dominazione normanna, soprattutto per le bonifiche operate, che Guglielmo II di Puglia nel settembre del 1123 gli concesse il privilegio di costruire una fortezza per difendere le popolazioni locali dagli attacchi dei pirati saraceni, i quali compivano frequenti scorrerie nella zona.


Periodo post 1123
La storia di questo territorio è legata indissolubilmente alla figura di san Costabile Gentilcore, quarto abate della Badia di Cava. Nel medesimo anno in cui fu elevato alla dignità di abate egli avviò i lavori di costruzione del castello di Sant'Angelo (10 ottobre 1123). L'abbaziato di Costabile fu breve: questi difatti si spense il 17 febbraio 1124. Il suo successore, l'abate Simeone, completò la costruzione del maniero e si prodigò in favore della popolazione locale. Nel 1124 egli comprò dal conte di Acerno il porto "Travierso" e lo fece ampliare, sviluppando così il commercio. Nel 1138 concesse ai sudditi del potere feudale dell'abbazia un diploma di diversi privilegi: ridusse a metà gli aggravi, donò ad essi le case che abitavano e le terre chiedendo in cambio la loro bonifica e coltivazione[21]. Dal 1194 al 1266 il feudo fu sotto il dominio svevo, per passare poi sotto quello angioino. Il castello si rivelò un valido presidio e Castellabate, grazie anche ai benefici derivati dalla sua posizione naturale, divenne col tempo la più importante baronia del Cilento. 
Nel 1276 il feudo ecclesiastico comprendeva i casali di Perdifumo, San Mango, San Mauro, Acquavella, Casalicchio, Serramezzana, San Giorgio, Tresino, San Matteo ad duo fulmina, Torricelle, Montecorice, San Zaccaria e Santa Barbara di Ceraso, e i principali approdi cilentani: Stajno, Travierso, Santa Maria de Gulia, Pozzillo, Oliarola, San Primo di Cannicchio e San Matteo. Durante la guerra angioina-aragonese il castello subì gravi danni e venne conquistato nel 1286 dagli Almugaveri agli ordini di Giacomo I di Sicilia, che lo tennero fino al 1299 quando fu ripreso dagli Angioini di re Carlo II d'Angiò. Nel 1302 questi lo laicizzò, nominando Giacomo di Sant'Amando capitano del castello e concedendo agli abati cavensi, ritenuti responsabili di scarsa vigilanza, esclusivamente di dimorare. 
Castellabate quindi ospitò un presidio della corona, in cui si succedettero i capitani Riccardo di Eboli, Goffredo di Castro, Tommaso III Sanseverino e Ruggiero II Sanseverino, fino al 1349, quando fu restituito completamente alla Badia di Cava dalla regina Giovanna I di Napoli. Nel 1357 il castello fu conquistato con la violenza, sequestrando anche l'abate Maynerio, da Nicola Vulture di Rocca Cilento, ai cui discendenti venne poi sequestrato il feudo perché partigiani di Luigi I d'Angiò.


Altre notizie sul feudo ecclesiastico si hanno nel 1412, anno in cui papa Gregorio XII per saldare alcuni debiti bellici lo vendette a re Ladislao I di Napoli. Sotto la regina Giovanna II di Napoli, il castello venne occupato dal conte di Campagna Francesco Mormile, che lo dovette cedere poi nel 1427 al principe di Salerno e barone del Cilento Antonio Colonna. Re Alfonso V d'Aragona nel 1436 lo concesse a Giovanni, conte di Marsico e barone del Cilento, appartenente alla famiglia dei Sanseverino che lo amministrarono fino alla ribellione di Ferrante Sanseverino (1552), ultimo principe di Salerno. Da allora alla guida di Castellabate si avvicendarono diversi feudatari: Marino Freccia (1553), acquistandolo all'asta dalla Regia Camera della Sommaria; Vincenzo Loffredo (1556); famiglia Filomarino, conti di Rocca d'Aspide (1557); famiglia Acquaviva, conti di Conversano (1622); famiglia Caracciolo di Torrecuso (1645), che dovette fronteggiare un evento catastrofico come la peste del 1656; consigliere regio Francesco Nicodemo (1704); reggente Giacinto Falletti (1713); marchese Paride Granito (1733). Il paese fu interessato dalla Repubblica Napoletana del 1799, in cui Luisa Granito ebbe un ruolo politico attivo. La famiglia Granito, dopo diverse successioni, possedette il feudo fino all'eversione della feudalità avvenuta nel 1806.


Storia contemporanea
L'8 agosto 1806 Castellabate, dopo l'abolizione della feudalità, con le contrade di Santa Maria, San Marco, Ogliastro Marina e Lago, fu elevato a capoluogo di comune e del circondario "Castel dell'abate", rientrante nel distretto di Bonati (provincia del Principato Citra) del Regno di Napoli. Il 13 agosto 1806 Licosa fu assalita dalla flotta inglese dell'ammiraglio William Sidney Smith, che cercava di fomentare le popolazioni costiere ad un'insurrezione contro Napoleone. Il fortino licosano fu difeso dai Còrsi guidati da Matteo Buttafuoco e dalla popolazione locale, che cercarono di respingere gli Inglesi inscenando una cruenta battaglia.


Dal 1811 al 1860 fu capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie, nel quale rientravano anche Perdifumo (con i casali di Camella e Vatolla), Serramezzana (con i casali di Capograssi e San Teodoro) e Ortodonico (con i casali di Cosentini, Fornelli, Montecorice e Zoppi). Il territorio fu interessato dai moti cilentani del 1828, un tentativo di insurrezione per ottenere da Francesco I il ripristino della Costituzione del 1820 nel Regno delle Due Sicilie. Nel 1836 la popolazione castellabatese fu messa a dura prova dall'epidemia di colera che imperversò anche nella zona cilentana. Il 17 gennaio 1848 Castellabate insorse contro le autorità borboniche dando vita ai moti insurrezionali del 1848, a cui parteciparono gli esponenti delle famiglie gentilizie come Pompeo e Carlo de Angelis, Costabile Matarazzo, Giovanbattista Forziati, Antonio Baglivo, Luigi Parente, Tommaso Perrotti, Andrea Guglielmini, Federico Coppola e Nicola Pepi.


Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia fu capoluogo dell'omonimo mandamento (che comprendeva anche Ortodonico, Perdifumo e Serramezzana) appartenente al circondario di Vallo della Lucania. Fu coinvolta dall'esteso fenomeno dell'emigrazione di fine XIX secolo, di cui Francesco Matarazzo ne divenne l'esempio più significativo. Matarazzo, partito dal paese natio inizialmente anch'egli in cerca di fortuna, con le proprie fabbriche contribuì in maniera significativa allo sviluppo industriale del Brasile, meta privilegiata degli emigranti di Castellabate.


Il paese passa praticamente incolume la fase della prima guerra mondiale. Nel settembre del 1943, durante la seconda guerra mondiale, il territorio, come gran parte della costa salernitana, fu teatro del cosiddetto sbarco di Salerno ovvero dell'sbarco a Salerno: le truppe degli alleati occuparono la marina di Castellabate per diversi giorni prima di avanzare verso Roma. La torre del Semaforo di Licosa venne utilizzata come postazione militare dai tedeschi durante lo sbarco alleato.


Il periodo post bellico fu caratterizzato dal contrasto tra i cittadini di Castellabate paese (il capoluogo storico sul colle) e quelli di Santa Maria (la frazione marina più sviluppata), che contendevano ai primi la sede comunale. L'apice della discordia si ebbe il 30 luglio 1946, quando furono trasferiti la maggior parte degli uffici municipali da Castellabate a Santa Maria. Lo strappo tra le due località fu tale che negli anni sessanta venne presentata più volte la richiesta (sempre respinta) di costituire il comune autonomo di Santa Maria. Negli anni settanta il paese fu teatro di una profonda trasformazione urbana, che lo tramutò da territorio agricolo e dedito alla pesca a centro turistico balneare, con la costruzione di alberghi, camping, residence e seconde case estive.

Architetture religiose


Basilica Pontificia di Santa Maria de Gulia: costruita in stile romanico nella prima metà del XII secolo a Castellabate.
Santuario di Santa Maria a Mare: costruita nel 1826 a Santa Maria su una cappella preesistente del XII secolo.
Chiesa di San Marco Evangelista: costruita nel 1911 in piazza Giuseppe Comunale a San Marco.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie: costruita a piazza Giovanni Paolo II (Ogliastro Marina) nel 1896 ampliando la precedente cappella omonima del XVII secolo. La chiesa è dedicata a santa Maria delle Grazie in virtù dei numerosi interventi miracolosi a favore dei naviganti della zona. Nel 2011 la facciata è stata rivestita in pietra ed è stata posta la scritta Ave Stella Maris.
Chiesa di Sant'Antonio da Padova: eretta ad una navata nel 1925 a Lago.
Chiesa della Santissima Immacolata: costruita in stile moderno, con un campanile di quattro piani e numerose vetrate, a piazza Madre Teresa di Calcutta (Lago).
Chiesa di Santa Rosa da Lima: collocata nell'omonima piazza ad Alano, sul suo campanile con base quadrata è posta la statua della Madonna di Lourdes.
Chiesa dell'Annunziata: edificata nella località omonima dell'Annunziata.
Chiesa di San Giovanni: costruita da Ligorio di Atrani nel 957 a Tresino. L'edificio cristiano annesso ai resti del monastero, nella sua ultima veste settecentesca, è stato sconsacrato e versa in uno stato di degrado. Alla chiesa è legata la leggenda della campana di san Giovanni, la quale venne trafugata dai Saraceni e gettata in mare nella “fossa di San Giovanni” per evitare che la loro nave affondasse in una mareggiata. Si crede che alla mezzanotte di ogni san Giovanni a Tresino sia possibile percepire ancora il suono della campana.
Cappella di Santa Maria del Soccorso: edificata per offrire ricovero ai naufraghi sul molo di punta Licosa al fianco di palazzo Granito.
Cappella della Pietà (XVI secolo): di proprietà delle famiglie Criale, Amoresano e Forziati. Il nome deriva da un gruppo scultoreo di scuola michelangiolesca raffigurante la Pietà.
Cappella di San Pasquale (XVIII secolo): incorporata a palazzo Perrotti.
Cappella di San Biagio (XVII secolo): costruita da Luzio Matarazzo nel 1628 per dare sepoltura al figlio morto prematuramente e ai membri di famiglia fino al 1930.
Cappella di San Leonardo (XVII secolo): della famiglia Antico.
Cappella di San Giovanni (XVIII secolo): appartiene alla famiglia Forziati.
Cappella del Santo Rosario (XVI secolo): della omonima confraternita. Precedentemente dedicata a san Bernardino è collocata sul sagrato della basilica Santa Maria de Gulia.
Cappella di Santa Maria della Scala (XVII secolo): patronato della famiglia Perrotti.
Cappella di San Cosimo (XVI secolo): apparteneva alla famiglia Tata e veniva utilizzata come ricovero per gli appestati del 1656 e del colera del 1836.
Cappella di Santa Maria della Pace (XVII secolo): della famiglia Perrotti.
Cappella di Santa Maria del Piano (XVI secolo): era un convento domenicano di proprietà della famiglia Perrotti.
Cappella di Santa Sofia (XIX secolo): di proprietà della famiglia Pepe. È ubicata nel centro storico di Santa Maria.
Cappella di San Marco (XVI secolo): restaurata nel 2012, di proprietà della famiglia De Angelis, si colloca nei pressi del porto di San Marco.


Architetture civili


Palazzo Belmonte: 
è una struttura nobiliare con un parco di cinque acri dei principi Granito Pignatelli di Belmonte, costruito a Santa Maria nel 1733 accorpando edifici preesistenti. Era nato come casino di caccia secondo lo stile degli architetti spagnoli al servizio dei Borbone di Napoli.


Palazzo De Angelis: 
è un edificio nobiliare del XVIII secolo sito a San Marco. Sul portone dell'ingresso, realizzato in pietra viva cilentana, è posta un'epigrafe di fine Ottocento che recita letteralmente: "Inveni portum. Spes et fortuna valete. Sat me lusistis. Ludite nunc alios" (Trovai il porto, addio speranza, addio fortuna, abbastanza mi avete ingannato, ora ingannate altri). Pare che in origine tale epigramma di autore ignoto fosse un epitaffio greco di una tomba. La zona circostante, infatti, ospita una necropoli.


Palazzo Granito: 
è un casino di caccia costruito nella prima metà del Settecento da Parise Granito, che, con la cappella di Santa Maria del Soccorso, si affaccia sul molo di punta Licosa. Rappresentava uno dei soggiorni del re Carlo di Borbone, appassionato di caccia e di pesca ed amico della famiglia.


Palazzo Perrotti: è la residenza dei baroni Perrotti situata nell'omonimo lungomare di Santa Maria.


Porto Travierso: 
detto anche "porto delle Gatte" (trasmutazione da "porticati"), è un approdo situato a Santa Maria che comprende una costruzione ad archi voluta dall'abate Simeone e risalente al XII secolo. Questa struttura ha avuto un peso determinante nella crescita economica e militare di Castellabate. All'interno degli archi vi erano alcuni magazzini, utili per conservare le merci cilentane (cereali, vino e olio d'oliva) che venivano scambiate specialmente con Cava de' Tirreni e Napoli. Il suo specchio d'acqua accoglie piccole imbarcazioni da diporto nel periodo estivo e i gozzi per la pesca.


Torretta: 
collocata nell'omonima località a San Marco, è una masseria fortificata seicentesca di proprietà della famiglia Granito. Veniva utilizzata per la produzione di svariati prodotti agricoli, come testimoniano gli annessi depositi, utilizzati per conservare le derrate alimentari. La torre inglobata nella struttura aveva una funzione di avvistamento e di difesa da eventuali assalitori. Alla "Torretta" sono legate le leggende riguardanti lo ius primae noctis, esercitato dal marchese nei confronti delle spose dei propri sudditi[40].


Villa Matarazzo:
era l'ottocentesca tenuta estiva del conte emigrato in Brasile Francesco Matarazzo, che con il suo parco si estende tra corso Matarazzo e il lungomare di Santa Maria. Nei mesi estivi si trasforma in un salotto della cultura ospitando diversi convegni, mostre e spettacoli.


Villaggio di San Giovanni: 
è un antico villaggio fondato a Tresino intorno all'anno 1000, disabitato dal XVIII secolo a causa dello sviluppo dei centri vicini (Castellabate e Agropoli) e dell'abbandono progressivo delle campagne. Il villaggio è frequentato solo da gruppi di curiosi, turisti e allevatori. L'insediamento urbano si è sviluppato attorno alla chiesa di San Giovanni Battista, favorito dalla presenza di fonti d'acqua, dal clima, e dalle caratteristiche del territorio, ottimale per praticare l'allevamento e l'agricoltura. In tale contesto, formato da diverse abitazioni, fienili, stalle e da un edificio scolastico annesso alla chiesa, nacque Costabile Gentilcore, fondatore di Castellabate.


Architetture militari


Il borgo medievale
L'abitato medievale sorge su colle Sant'Angelo e conta cinque accessi: porta "Cavalieri" e porta "di Mare", dal lato mare; porta "la Chiazza" e porta "Sant'Eustachio" dalle campagne; porta "de li Bovi" dal retroterra (Belvedere). L'accesso principale è dal "Belvedere di San Costabile" (chiamato anticamente "Vaglio"), una terrazza a picco sul mare con vista panoramica del golfo di Salerno, dell'isola di Capri e d'Ischia. 
Il paese si sviluppa intorno alle mura del "Castello dell'abate", che fu fondato nel 1123 dall'abate Costabile e completato dal suo successore Simeone, con lo scopo di proteggere la popolazione locale dedita a fiorenti traffici via mare da eventuali attacchi da parte dei Saraceni. La fortezza è dotata di mura perimetrali con quattro torri angolari a pianta rotonda e cela all'interno abitazioni, forni, cisterne e magazzini per le provviste. 
Sono accessibili i sotterranei, che, secondo alcune leggende, raggiungono le frazioni marine per poter permettere la fuga in caso di invasione. La struttura, completamente restaurata, è diventata un punto di riferimento per manifestazioni artistiche, culturali e sociali. Il borgo è caratterizzato dall'intreccio di vicoletti in pietra viva e stretti passaggi al di sotto delle casette comunicanti. 
Tra queste si collocano i vari palazzi gentilizi del Settecento, costruiti ex novo o ampliati da dimore preesistenti, che appartengono a famiglie facoltose del luogo o della nobiltà salernitana e napoletana. I principali sono: palazzo Perrotti (del XVII secolo, conserva intatta la stanza di Gioacchino Murat), palazzo Matarazzo (uno dei più grandi e antichi del borgo con i suoi due artistici portali aragonesi e lo stemma di famiglia dipinto su una volta), palazzo Antico, palazzo Jaquinto (con lo stemma in marmo sul portone d'ingresso), palazzo Forziati, palazzo Meriglia, palazzo Verrone, palazzo Gammarano e palazzo Comenale (sede dell'archivio comunale). Ma la vera agorà del borgo medievale è la piazza 10 ottobre 1123 (data di fondazione del castello) con vista panoramica sulla valle dell'Annunziata.


Le torri costiere
Il sistema difensivo di Castellabate comprendeva diverse torri costiere, innalzate per avvistare le imbarcazioni saracene che si avvicinavano alla costa con l'intento di depredarla o conquistarla e offrire alle popolazioni locali una prima difesa da possibili invasori. 
Quella meglio conservata è la torre normanno-aragonese della "Pagliarola" o "Perrotti", che accorpata a palazzo Perrotti domina la Marina Piccola di Santa Maria. Questa opera di origine medievale, ulteriormente potenziata nel 1570, aveva il compito di difendere gli scambi commerciali che avvenivano nel porticciolo "Travierso". È costituita da una torre a pianta circolare, circondata da una torre più bassa di epoca successiva. Le più antiche, di cui restano visibili i ruderi, sono le torri angioine "di Tresino" (1277), collocata nei pressi di punta Tresino, e quella "di Licosa", contemporanea alla precedente. 
Nel periodo 1567-69 fu costruita la torre "Cannitiello" detta anche "Mezzatorre", presso Licosa, nel 1569 quella "di Ogliastro" o "di Ogliarola" nella punta di Ogliastro Marina, nel 1570 l'altra di avvistamento, posta sulla collina di Licosa e detta "Torricella" o torre "del Semaforo". Dello stesso periodo, caratterizzato dalla presenza aragonese, è anche la torre "dei Zappini" nei pressi di punta Pagliarolo a Tresino. Alla fine del 1592 risale la torre "della Marina di Ogliastro", detta anche "dell'Arena" o "delle Ripe Rosse". 
Tali postazioni, situate in importanti punti strategici per perlustrare tutto il litorale, comunicavano con segnali di fumo o di fuoco tra loro e con l'abitato di colle Sant'Angelo, dove la popolazione in caso di assalto chiudeva le porte del paese e si rifugiava nel Castello dell'abate.


Siti archeologici


Cava dei rocchi: 
la spiaggia sabbiosa di Lago ricopre in parte una cava del VI secolo a.C. scoperta nel 2010. Da tale sito i Greci Trezeni estraevano i rocchi: blocchi di pietra arenaria di forma cilindrica, utilizzati per comporre il fusto delle colonne. Con tali materiali furono costruiti i templi di Paestum.


Porto greco-romano: 
i resti di un approdo greco-romano a due moli del I secolo a.C. affiorano dalle acque di San Marco, in prossimità della struttura portuale moderna. Tale struttura, realizzata in opus caementicium su un fondo roccioso mediante casseformi lignee, è identificato come il porto di Erculia o Ercolam, il principale scalo di approvvigionamento per le imbarcazioni dirette al porto di Miseno nonché base militare o sito di appoggio per la flotta imperiale. Ad avvalorare questa ipotesi è il ritrovamento nelle acque antistanti il porto di San Marco negli anni sessanta di alcune ancore di piombo (risalenti tra il I e il II secolo) contraddistinte dalla scritta ter. Tale dicitura indica la tipologia di imbarcazione a cui le ancore erano destinate: le triremi.


Necropoli:
San Marco è sede di una necropoli situata nei pressi della passeggiata che dal porto moderno conduce al Pozzillo. La necropoli raggiunge i 7000 metri quadrati e le sue 151 tombe si trovano quasi esclusivamente all'interno di suoli privati. I resti di quelle che spuntano dal suolo comunale sono state in parte cementificate per la realizzazione della passeggiata panoramica. In tale area venivano seppelliti i veterani della Classis Misenensis, morti nei naufragi, e la gente del luogo. La tumulazione avveniva in fosse poco profonde su un promontorio di arenaria con tutto il loro corredo funebre in parte recuperato. 
Durante gli scavi eseguiti nel 1983 fu ritrovata un'epigrafe funeraria, dedicata alla giovane figlia scomparsa e conservata nel Museo archeologico nazionale di Pontecagnano, che ha permesso di risalire al nome di un triarca, Antonius Priscus, comandante di una delle centinaia di triremi ancorate nel porto di Miseno. Sul posto sono state rinvenute inoltre diverse monete, monili e antichi cocci di vasellame, brocchetti, spilloni, lucerne, amuleti e vari oggetti magici contro il malocchio, come un campanello di bronzo che aveva lo scopo di scacciare gli spiriti maligni.


Aree naturali


Costa e area marina:
Castellabate si estende per 19 km lungo il mare con l'area marina protetta Santa Maria di Castellabate e una costa variegata, frastagliata, dove si alternano scogli, alti dirupi, baie, calette naturali e dorate spiagge. Le spiagge sabbiose comunali principali sono: quella "del Pozzillo", "di Marina Piccola", "di punta dell'Inferno" o "dello Scario", "della Grotta", "della Baia Arena", "della punta di Ogliastro", e "del Lago" detta anche "ù Sciome". Numerose sono le calette naturali presenti soprattutto nella zona di Ogliastro Marina, Licosa e Tresino. Le più rinomate sono "Cala della bella" e il "Saùco". La costa di Castellabate presenta una grotta naturale emersa (dove sono stati ritrovati alcuni reperti paleolitici) nei pressi dell'omonima spiaggetta sabbiosa a San Marco, diverse grotte marine (come quelle di punta Pagliarolo) e fondali interessanti, mete di escursioni subacquee. Il territorio comprende diverse passeggiate lungo il mare (come quelle del lungomare "delle Tartarughe", "Tommaso Perrotti", "Raffaello De Simone", "Barone Nicola Pepi" e "Bracale".


Parco e sentieri naturali: 
il territorio, cuore del parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, presenta diverse aree verdi e sentieri naturali, attrezzati anche come percorsi botanici. Le aree verdi più importanti sono il bosco del Castelsandra, il parco di villa Matarazzo, le pinete di Ogliastro Marina, Licosa e Tresino, mentre i principali sentieri sono quelli tra "Ogliastro Marina e il Pozzillo" (8,6 km), "San Marco e Licosa" (4,4 km), "Santa Maria e Castellabate centro storico" (0,6 km), e "Lago, Tresino, San Pietro" (9,1 km).


Isola di Licosa (160 metri di lunghezza e 40 metri di larghezza): 
da sempre importante punto di riferimento per la navigazione, rappresenta il sito naturale più caratteristico del territorio comunale con le sue pericolose secche e i suoi limpidi fondali, testimoni di numerosi affondamenti. Nelle sue acque sono visibili i resti sommersi dell'omonima città greco-romana, specialmente quelli di una villa romana e di una vasca per l'allevamento delle murene (risalente ad un periodo che va dal I secolo a.C. al I secolo d.C.). Sull'isola, dove svetta il faro e il rudere della casa del guardiano del faro, sono stati rinvenuti diversi reperti di epoca greco-romana come una lastra con un'epigrafe dedicata a Cerere, un mosaico d'epoca romana e numerose ceramiche greche del V secolo a.C., conservate nel Museo archeologico nazionale di Paestum. La zona è pervasa dal mito delle sirene. Si crede che il nome di Licosa derivi dalla sirena Leucosia, che, secondo autori come Licofrone, Strabone e Plinio il Vecchio, qui abitò e qui fu sepolta dopo che si gettò in mare. Anche Omero, nell'Odissea, accenna all'isola delle sirene dal canto ammaliatore, beffate da Ulisse e il suo equipaggio. Ma siccome l'isola di Licosa un tempo era collegata al promontorio, prima dell'inabissamento della costa avvenuto nel IV secolo a.C., si ritiene che l'isola delle sirene possa essere la poco lontana "Secca di Vatolla" (da dove è possibile osservare Vatolla), profonda circa sei metri. Aristotele narra della presenza sull'isoletta di un tempio dedicato a Leucotea, identificata con Leucosia. Altri autori, come Dionigi di Alicarnasso e Sesto Pompeo Festo, sostengono che il nome Licosa sia dovuto ad una cugina o una nipote di Enea sepolta sull'isoletta ("Leucosia insula dicta est a consobrina Aeneae ibi sepulta").


Musei


Mostra permanente "Mare antico": 
ha sede nel Castello dell'abate e contiene i reperti archeologici rinvenuti nelle acque circostanti. I più importanti sono le anfore del I secolo a.C. provenienti dal relitto di una nave romana, affondata a largo di Licosa e riportata alla luce nel 1990.


Museo d'arte sacra di Castellabate


Museo del calcio Andrea Fortunato: 
espone le magliette da calcio autografate di svariati giocatori professionisti.

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