Agricampeggio Palliano - Viterbo

Indirizzo:Strada Pian di Tortora, Viterbo (VT)

Contatti: Info: +39 328.5588386 - 389.2323814

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L'Agricampeggio Palliano sorge su due ettari completamente recintati e video sorvegliati, immersi nella quiete della campagna viterbese e a soli tre chilometri dalla storica e affascinante città dei Papi, Viterbo. 

La struttura ricettiva agricola e’ vicinissima agli impianti termali naturali, che sono dislocati perimetralmente alla città e dove sgorga acqua calda solfurea, per raggiungerli nessun problema, è infatti presente il servizio navetta interno e anche da e per Viterbo.
Un servizio di eccellenza per il viaggiatore itinerante, mirato a fornirgli tutti gli strumenti necessari per scoprire al meglio il territorio in autonomia, inoltre presso l'Agricampeggio Paliano è possibile prenotare escursioni per percorsi naturalistici e archeologici.
L’Agricampeggio Paliano è realizzato con criteri ecocompatibili, tutta l’energia necessaria per il suo funzionamento è autoprodotta ed è stato realizzato nel completo rispetto della natura.


Sono presenti un centinaio di piazzole alla sosta con pensiline fotovoltaiche (area piazzola mt 8 x 8 per 12 posti) e piazzole da (mt 8 x 8 per 88 posti - Quest'ultime non hanno l'ombreggiatura), ogni piazzola è in piano e su fondo in erba ed è fornita di acqua ed energia elettrica, inoltre è delimitata e separata ed è presente l'illuminazione notturna.
Nell'area sosta dell'azienda agricola è presente un laghetto naturale, un area giochi per bambini, una zona dedicata al barbecue e picnic e un'altra alla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani.
L'agricampeggio per i propri ospiti offre un bar con punto di ristorazione.
Una particolarità offerta da questa struttura ricettiva è la presenza di una Sala Incontri con oltre cento posti a sedere, illuminata, riscaldata e con televisore.


L’Agricampeggio è dotato di numerosi ed utili servizi per un confortevole soggiorno.
Su ordinazione c'è il servizio sostituzione delle bombole del gas, il noleggio delle biciclette e la vendita dei propri prodotti tipici locali.
All'interno di una struttura in legno ci sono i sei servizi igenici e due per i disabili, le docce uomo e donna ed anche le docce per i disabili, per i servizi comuni c'è la lavatrice per lavaggio biancheria (€ 3,00), la zona lavaggio stoviglie con sei lavelli, quattro lavatoi e due svuotatoio servizi chimici wc, il tutto con acqua calda (gratuita) prodotta con pannelli solari termici.


La zona dedicata al carico e scarico delle acque sporche è giustamente posizionata lontano dalle piazzole di sosta, il pozzetto di scarico è una griglia in ghisa posizionata al centro di un piccolo invaso di cemento e ghiaia ed è servita da una fontanella di acqua potabile, ottima l'accessibilità e l'utilizzo dei servizi.


Apertura annuale, non ci sono limiti di permanenza e sono ammesse le caravan e anche le tende, gli amici animali da compagnia sono ammessi ma sotto la responsabilitĂ  del proprio padrone e con l'obbligo della raccolta delle deizioni canine.
Tariffe giornaliere: vedi sito web
La pensilina del bus di linea si trova a 400 metri circa, il primo distributore di benzine a 2 km e l'officina meccanica a 4 km.


Agricampeggio Palliano - LA.PI. SRL
Strada Pian di Tortora - 01100 Viterbo (VT)
Info: +39 328.5588386 - 389.2323814
www.agricampeggiopaliano.it
Facebook. Sostacamperagricampeggiopaliano
Coordinate GPSi: 42.39348,12.08601 / 42°23'36.5"N 12°05'09.6"E

Comune di Viterbo
Via Filippo Ascenzi, 1 - 01100 Viterbo (VT)
Tel. +39 0761.3481 (Centralino)
www.comune.viterbo.it


Ufficio Turistico Comunale
Via Ascenzi, 4 - 01100 Viterbo (VT)
Tel. +39 0761.325992 - Fax +39 0761.308480
infotuscia@fastwebnet.it


Museo della Ceramica Medievale e Rinascimentale
Palazzo Brugiotti - Via Cavour, 67 - 01100 Viterbo (VT)
Tel. +39 0761.346136


Museo del Colle del Duomo
Piazza San Lorenzo 8/A - 01100 Viterbo (VT)
info@museocolledelduomo.com
www.museocolledelduomo.com
Cell.: +39 320.7911328 – 347.7010187 – 338.1336529


Museo Nazionale Archeologico
Museo Nazionale Etrusco - Rocca Albornoz
Piazza della Rocca, 21/b - 01100 Viterbo (VT)
Tel. +39 0761.325929
Orario: 8.30 - 19,.30 - Chiuso a Natale, Capodanno, 1 Maggio e tutti i lunedì
Ingresso: 4,00 euro


Museo del Sodalizio Facchini di Santa Rosa
Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa
Via S. Pellegrino, 60 - 01100 Viterbo
Tel. +39 0761.345157 - Fax +39 0761.345157
www.facchinidisantarosa.it


www.infoviterbo.it
viterbo.artecitta.it


www.altatuscia.vt.it
www.aptviterbo.it
www.tusciaviterbese.it
www.tusciainforma.it
www.tusciaguide.it
www.viterboonline.com
www.provincia.vt.it/turismo
www.guideturisticheviterbo.it
www.tusciaforyou.com
www.tusciaturismo.com

Viterbo (in dialetto viterbese Vetèrbe) è un comune capoluogo dell'omonima provincia nel Lazio settentrionale, o Alto Lazio.
La città ha antiche origini (si ritiene che Viterbo derivi dal latino Vetus Urbs, cioè Città Vecchia) ed ha un vasto centro storico medioevale – con alcuni quartieri ben conservati – cinto da mura e circondato da quartieri moderni, tranne che ad ovest, dove si estendono zone archeologiche e termali (necropoli di Castel d'Asso, sorgente del Bullicame).
Viterbo è storicamente nota come la Città dei Papi: nel XIII secolo fu infatti sede pontificia e per circa 24 anni il Palazzo Papale ospitò o vi furono eletti vari Papi.
Papa Alessandro IV decise nel 1257 il trasferimento della Curia Papale nella città a causa del clima ostile presente a Roma; il soggiorno papale durò, salvo brevi interruzioni, fino a quando papa Martino IV, appena eletto (22 febbraio 1281), allontanò definitivamente la corte pontificia da Viterbo.


La città è famosa per il trasporto della Macchina di Santa Rosa, tradizionale e spettacolare manifestazione che si svolge ogni anno la sera del 3 settembre, in onore della Santa patrona: una struttura illuminata, alta 30 metri e del peso di 52 quintali, viene portata a spalla da cento uomini, i Facchini di Santa Rosa, per le vie abbuiate della città.
Nel 2013 la Macchina è stata inserita dall'UNESCO tra i Patrimoni immateriali dell'Umanità.


Storia
Origini
Si hanno tracce d'insediamenti neolitici ed eneolitici e varie tracce, specie nel sottosuolo, di presenze etrusche nella lontana storia di Viterbo, ma alcuni storici sono portati a credere che nel periodo etrusco l'insediamento non raggiungesse lo stato di vicus, mentre altri storici hanno addirittura supposto che vi fosse in loco una tetrapoli etrusca, sulla base dalla sigla FAVL che, secondo le fantasiose teorie quattrocentesche di frate Annio, era un acronimo formato dalle iniziali di quattro cittadine (Fanum, Arbanum, Vetulonia, Longula).
Più plausibile appare l'identificazione di Viterbo con la città etrusca Surina, sostenuta da studiosi del XX secolo.


Dopo la conquista romana vi fu costituito, con ogni probabilità, un insediamento militare, chiamato Castrum Herculis per la presenza nella zona di un tempio che si riteneva dedicato all'eroe mitologico (il leone simbolo di Viterbo deriva da questo aneddoto).


Notizie più certe si hanno con la cittadina dell'Alto medioevo, che trae origine da un "castrum", cioè una fortificazione longobarda posta al confine tra i possedimenti longobardi nella Tuscia e il ducato bizantino di Roma: il colle di San Lorenzo, ricordato nella donazione di Sutri tra le proprietà che Liutprando promette alla Chiesa nel 729, fu fortificato nel 773 da Desiderio, nell'ultimo periodo della sua contesa con Carlo Magno.
Del 852 è un documento papale che riconosce il Castrum Viterbii come parte delle terre di San Pietro, mentre Ottone I annovera il castello tra i possedimenti della Chiesa.


Medioevo
Nell'XI secolo l'incremento demografico contribuì alla nascita di nuclei abitativi fuori dal castrum, e, attorno al 1090, a un primo tratto di mura; nel 1099 la scelta dei primi consoli sancì il passaggio a istituzioni comunali.
È il XII secolo il periodo in cui Viterbo, libero comune, si assicurò il possesso di numerosi castelli: in tal senso la protezione di Federico I Barbarossa (presente nella città nel 1162), e il suo riconoscimento del comune viterbese, conferì legittimità alla sua politica di espansione.
Nel 1172 venne distrutta la città di Ferento il cui simbolo (una palma) fu aggiunto al leone, simbolo di Viterbo (l'emblema tuttora vigente è costituito appunto da un leone accollato ad una palma); attorno al 1190 venne assediata Corneto (odierna Tarquinia), mentre l'imperatore attaccò Roma con l'esercito viterbese. Il districtus del comune aumentò considerevolmente in quegli anni.


Ulteriore elemento che accrebbe il prestigio e l'importanza politica di Viterbo, fu la sua elevazione a cattedra vescovile nel 1192 ai danni di Tuscania, la cui precedente predominanza nella Tuscia romana venne così meno.


All'inizio del XIII secolo la città fu finalmente inserita nell'orbita papale ed iniziò in tal modo un periodo di grande splendore, soprattutto con il disegno di papa Innocenzo III, che tentò di costituire uno stato territoriale: Viterbo nel 1207 ospitò il Parlamento degli stati della Chiesa.
Tuttavia, per la presenza nella città di importanti famiglie insofferenti del predominio papale, venne invocata la protezione di Federico II: si aprì così, fino al 1250 circa, un periodo di lotte interne tra guelfi (la famiglia dei Gatti), e ghibellini (i Tignosi), con una iniziale prevalenza di questi ultimi.
Si inserì in questo contesto di aspre lotte civili e religiose la vita della più illustre figlia di Viterbo: Santa Rosa da Viterbo, che visse tra il 1233 e il 1251. Si ricordano non solo suoi miracoli in vita e post mortem, ma anche, benché fosse giovanissima morendo ad appena 18 anni, la sua coraggiosa predicazione contro gli eretici e i ghibellini, che animò i viterbesi a resistere contro l'assalto dell'esercito di Federico II.
Negli stessi anni la città vide le iniziative politiche e militari del cardinale viterbese Raniero Capocci, storico ed acerrimo nemico dell'imperatore.


Il fallito assedio di Federico II nel 1243 con la grande vittoria dei viterbesi, guidati proprio da Raniero Capocci, sull'esercito imperiale e il conseguente successo dei guelfi, sancì, per la seconda metà del XIII secolo ed anche per i secoli futuri, la definitiva politica filo-papale: la ricca famiglia dei Gatti monopolizzò le cariche municipali e i pontefici scelsero Viterbo come sede papale.


L'episodio discriminante, che attirò addirittura l'attenzione mondiale su Viterbo, fu l'elezione papale del 1268-1271, che portò Gregorio X al soglio pontificio: i cardinali che dovevano eleggere il successore di Clemente IV si riunivano inutilmente da quasi 20 mesi, quando il popolo viterbese sdegnato da tanto indugio, sotto la guida del Capitano del popolo Raniero Gatti, giunse alla drastica decisione di chiudere a chiave i cardinali nella sala dell'elezione (clausi cum clave), nutrirli a pane e acqua, e scoperchiare il tetto lasciandoli esposti alle intemperie, finché non avessero eletto il nuovo Papa; alla fine i cardinali -pressati anche dalle continue rampogne di Bonaventura da Bagnoregio - scelsero il piacentino Tedaldo Visconti, che era arcidiacono di Liegi (quindi neanche prete), ed in quei giorni si trovava in Terra Santa per la nona crociata.
Il nuovo papa prese il nome di Gregorio X, (1272), e, vista la bontà della "clausura", stabilì con la costituzione apostolica Ubi Periculum che anche le future elezioni papali avvenissero in una sede chiusa a chiave: era nato il Conclave!
Dal 1261 al 1281 in Viterbo si tennero ben cinque conclavi. Nell'ultimo di questi il popolo, artatamente sobillato da Carlo d'Angiò, irruppe nella sala del Conclave e mise al carcere duro il cardinale Matteo Rubeo Orsini, protodiacono.


Il pontefice che uscì eletto da questo conclave, funestato dall'invasione del popolo viterbese, fu un francese, il cardinale Simon de Brion, proprio come voleva Carlo d'Angiò.
Peraltro il nuovo papa, che scelse il nome pontificale di Martino IV, appena eletto, anziché ringraziare i viterbesi che, mettendo in difficoltà i cardinali della famiglia Orsini, avevano favorito la sua elezione, lanciò sulla città di Viterbo un pesante interdetto e l'abbandonò in fretta e furia con tutta la corte pontificia, senza tornare a Roma, come molti auspicavano, ma recandosi a Orvieto. Si chiuse con questo spiacevole episodio il periodo aureo di Viterbo.


I papi non verranno più a risiedere in questo splendido comune dell'alto Lazio, anche se diversi pontefici soggiorneranno comunque in città, talora per periodi piuttosto lunghi; ne sono esempi papa Urbano V,che si fermò a Viterbo alcuni mesi tra il 1367 ed il 1370 durante l'infruttuoso tentativo di riportare a Roma la sede papale, e papa Niccolò V, che nel 1454 fece addirittura costruire dal Rossellino in zona Bullicame un bel Palazzo termale (andato purtroppo perduto quasi completamente) per venire in città a curare le sue gravi malattie, nonché Giulio II, che fu spesso ospite, nel primo decennio del Cinquecento, degli agostiniani viterbesi, vista l'amicizia che lo legava ad Egidio da Viterbo, e Leone X, che veniva a caccia nei dintorni.


Durante la stabile presenza della curia papale a Viterbo, la città aveva raggiunto il suo massimo splendore, sia economico, quale centro posto lungo vie di comunicazione importanti, come la Via Cassia e la Francigena, che architettonico, con l'edificazione di edifici pubblici municipali, torri, chiese, nel fiorire sia dello stile romanico che dello stile gotico, che i cistercensi avevano inaugurato nel luogo con l'Abbazia di San Martino al Cimino.


L'esilio avignonese dei papi contribuì alla decadenza della città e al riaprirsi delle lotte interne.
L'effimera ricostituzione del Patrimonio di S. Pietro del cardinale Egidio Albornoz, non impedì ai nobili Gatti e ai prefetti di Vico di imporsi, con istituzioni ormai di tipo signorile, a Viterbo. Nei primi decenni del XVI secolo Viterbo ospitò nuovamente, e spesso, papi, da Giulio II a Leone X, grazie all'opera straordinaria del cardinale agostiniano Egidio da Viterbo.
A metà del Cinquecento la città conobbe un nuovo, ancorché breve, periodo di fervore culturale e spirituale per la presenza del cardinale Reginald Pole, che riuniva a Viterbo il suo celebre circolo, di cui faceva parte, tra gli altri, la marchesa Vittoria Colonna ed alle cui riunioni intervenne spesso Michelangelo.
Dal XIII al XVI secolo, Viterbo è stata sede di una comunità ebraica, fino al decreto di espulsione del 1569.


Età moderna
Per Viterbo è un periodo di scarsa vitalità, economica e culturale: dalla fine del XVI secolo la città segue le sorti dello Stato della Chiesa e vede tramontare del tutto la vocazione internazionale che aveva assunto nei secoli del basso medioevo.


Occupata nel 1798 dalle truppe francesi del generale Championnet, intervenuto a difesa della Repubblica romana, si ribellò, imprigionando la guarnigione lasciatavi dai francesi, quando nel mese di novembre le truppe del generale austriaco Mack e del re di Napoli Ferdinando IV di Borbone entrarono in Roma.
Cacciate tuttavia queste poco dopo dallo Championnet, Viterbo fu attaccata dalle truppe del generale francese François Étienne Kellermann, al quale dovette arrendersi dopo che il medesimo aveva sconfitto nelle vicinanze i 6.000 uomini dell' emigré francese, Roger de Damas.


Nel 1867, con la colonna garibaldina Acerbi, fu testimone della sfortunata Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma, conclusasi a Mentana il 3 novembre con la sconfitta di Garibaldi da parte delle truppe pontificie e francesi.


Con l'unità d'Italia, aggregato quasi tutto il Lazio nella provincia di Roma, Viterbo perse la qualifica di capoluogo, che le fu restituita solo nel 1927 con il riordino delle circoscrizioni provinciali, attuato da Benito Mussolini.


In questa occasione però, aspirava al rango di provincia anche Civitavecchia ma Viterbo riuscì ad avere la meglio, incrementando il proprio territorio e numero di abitanti, sopprimendo e inglobando come frazioni, con assenso governativo, i comuni di Bagnaia, San Martino al Cimino, Grotte Santo Stefano, ed altri piccoli centri limitrofi. (comuni italiani soppressi).


Durante la seconda guerra mondiale la città fu sede di un comando tedesco e fu quindi sottoposta dall'aviazione alleata a ripetuti bombardamenti, di cui particolarmente pesante fu quello del 17 gennaio 1944, che portò alla morte di centinaia di civili ed alla distruzione di varie zone del centro storico e di altri territori vicini.

Architetture religiose


Il Palazzo dei Papi
Il centro di Viterbo offre numerosissime oltre che importanti opere d'arte.
La più famosa è certo il Palazzo Papale, costruito fra il 1255 e il 1266 sul colle di San Lorenzo per proteggere il pontefice, con la celebre loggia formata in un solo lato da sette archi sorretti da esili colonnine binate che si intrecciano formando una elegante trabeazione.
Dalla loggia si entra nella grande Sala del Conclave, teatro della famosa elezione di papa Gregorio X.


Il Duomo di San Lorenzo
Accanto al Palazzo dei Papi sorge il Duomo, dedicato a San Lorenzo.
Il Duomo fu eretto in stile romanico nel corso del XII secolo, sul terreno ove era sita una piccola chiesa dell'VIII secolo dedicata appunto a San Lorenzo, a sua volta edificata sulle rovine di un tempio pagano dedicato ad Ercole, ma la sua facciata risale solo al 1570, quando fu rifatta in stile rinascimentale su disposizione dell'allora vescovo della diocesi e cardinale Giovanni Francesco Gambara.
Il Duomo ha subito notevoli danni durante un bombardamento della città da parte degli alleati nel 1944.
Il restauro successivo ha restituito parte della struttura romanica preesistente ai rimaneggiamenti eseguiti durante il periodo barocco.
Il campanile trecentesco è formato nella parte alta da strati segnati da doppie bifore e da fasce policrome orizzontali.
Lo spazio interno è articolato in tre navate separate da due file di colonne culminanti in eleganti capitelli. Il pavimento è in stile cosmatesco.
Nella zona absidale della navata sinistra vi è il sepolcro di papa Giovanni XXI (†1277) e poco distante è sita una pregevole tavola del XII secolo raffigurante la Madonna della carbonara di stile bizantino.
Nella chiesa fu certamente sepolto anche papa Alessandro IV (†1261), ma la sua salma fu spostata successivamente in luogo segreto, forse per sottrarla a profanazioni da parte dei suoi nemici, o, più probabilmente, in occasione dei restauri rinascimentali della chiesa stessa.


Chiesa di Santa Maria Nuova
La chiesa di Santa Maria Nuova è una delle più antiche di Viterbo: risale, infatti, al 1080.
Fu edificata sui resti di un tempio dedicato a Giove Cimino, la cui testa scolpita (che molti credettero in passato raffigurasse Gesù) si sporge sopra il portale.
In un angolo esterno dell'edificio, figura un piccolo pulpito in pietra cui si accedeva tramite una scala di legno. Da esso, secondo la leggenda, avrebbe predicato, nel 1266, San Tommaso d'Aquino: in realtà le ridottissime dimensioni del pulpito non risultano compatibili con la ben nota mole del grande santo domenicano, il cui ciclo di prediche del 1266, voluto da papa Clemente IV, si tenne con ogni probabilità dentro la chiesa.
All'interno è conservata una collezione di pittura viterbese del periodo che va dal XIV al XVI secolo.
Nella navata di sinistra, in fondo, si trova un pregevole trittico bizantino del 1180 di cuoio che raffigura il Cristo. Le navate laterali presentano un soffitto retto da capriate lignee e decorato da formelle in ceramica.
Nel Battistero da notare l'affresco con i Santi Giovanni Battista, Girolamo e Lorenzo, di Antonio del Massaro da Viterbo, detto il Pastura, affine per alcuni aspetti ad Antoniazzo Romano e per altri al Perugino.
A un lato dell'altare maggiore, è posto un ingresso all'antica cripta paleocristiana.
Una scala posta all'esterno dell'abside conduce ad un chiostro, erroneamente definito "longobardo". Il chiostro è rimasto sepolto e sconosciuto fino agli anni ottanta (non esistevano riferimenti o testimonianze che ne suggerissero l'esistenza), finché il crollo di un'ala del refettorio non ha condotto alla sua scoperta.


Antichissima è la chiesa di San Silvestro, nella quale, nel 1271, avvenne l'efferato assassinio del principe inglese Enrico di Cornovaglia, che suscitò enorme sgomento nel XIII secolo e che fu anche ricordato da Dante.


Notevole esempio di architettura gotica-cistercense è l'Abbazia di San Martino al Cimino.


A due chilometri da Viterbo, uno dei più notevoli esempi di arte rinascimentale italiana: la Basilica della Madonna della Quercia, primo monumento nazionale viterbese; sulla facciata maestosa si possono ammirare tre lunette di Andrea della Robbia, all'interno della chiesa pitture di fra Bartolomeo della Porta, soffitto a cassettoni della navata centrale, progettato da Antonio da Sangallo il Giovane, tempietto di Andrea Bregno.


Duomo di Viterbo
Basilica di San Francesco alla Rocca
Chiesa di Sant'Angelo in Spatha
Chiesa di Santa Rosa
Chiesa di Sant'Egidio
Chiesa di Santa Maria del Suffragio
Chiesa di San Sisto
Chiesa di Santa Maria Nuova
Chiesa di Santa Maria della Verità
Basilica di Santa Maria della Quercia
Chiesa di Sant'Andrea
Chiesa della Santissima Trinità


Architetture civili


La città medievale
Poco distante da piazza del Duomo si estende il vecchio quartiere medievale di San Pellegrino, pressoché integro: qui si incontrano numerose case dotate di profferlo, la scala a vista tipica dell'architettura viterbese. Interessante anche la piazza del Plebiscito, meglio conosciuta dai viterbesi come "Piazza del Comune" dove hanno sede il Municipio e la Prefettura.
Alla fine di Corso Italia (chiamato semplicemente il Corso), in cima alla salita che parte da Piazza Verdi, sorge la chiesa di Santa Rosa, in onore della Santa Patrona della città, nella quale è venerato il Corpo della Santa; la chiesa è edificata su una piccola altura accanto alla cosiddetta "Casa di Santa Rosa".
Meritano menzione, non solo per le splendide antiche fontane che le abbelliscono, Piazza della Rocca, Piazza Fontana Grande, Piazza delle Erbe e Piazza della Morte, nonché, per la sua struttura, la torre del Branca, detta della Bella Galliana, vicino alla Porta Faul, e le mura medievali, con le 2 porte principali (Porta Romana e Porta Fiorentina).


Nella frazione di Bagnaia importantissima è la Villa Lante, celeberrima per il suo giardino all'italiana attribuito al Vignola, e definita dal Sitwell: One of the most beautiful places in the world.


Di grande interesse anche la frazione di San Martino al Cimino, con un'architettura urbanistica realizzata nella prima metà del Seicento per volontà di Donna Olimpia Maidalchini, una delle più potenti donne del suo tempo, che chiamò un gruppo di prestigiosi architetti, tra i quali il Borromini, per un progetto estremamente innovativo di case a schiera, nell'ambito di un borgo splendido sotto il profilo edilizio.


Sottosuolo
Particolari della città sono anche le numerose gallerie sotterranee scavate nel tufo, che mettono in comunicazione gran parte degli edifici del centro storico, creando una interessantissima rete di cunicoli e camminamenti, talvolta parzialmente sommersi, ove non è raro trovare reperti storico-archeologici.
Oggi sono utilizzate prevalentemente come cantine; sono state utilizzate ancora nella seconda guerra mondiale come rifugio della popolazione durante i bombardamenti aerei che colpirono duramente la città nel 1943-44.


Aree naturali
Bullicame, sorgente di acqua sulfurea calda dalle importanti proprietà terapeutiche, che alimenta -anche se attualmente la sua portata mostra significative riduzioni- una stazione termale e varie pozze libere.
Il Bullicame è anche citato da Dante.


Musei
Museo Nazionale Etrusco, già Museo Nazionale Archeologico, ospitato dal 1986 nella Rocca Albornoz.
Museo Civico, ospitato dal 1955 nell'ex convento di Santa Maria della Verità, riaperto nel 1994 e nel 2014.
Museo della Ceramica della Tuscia, ospitato dal 1996 nel Palazzo Brugiotti in Via Cavour.
Museo del Colle del Duomo, aperto dal 2000 accanto alla Cattedrale di San Lorenzo.
Museo della Macchina di Santa Rosa, ospitato nella sede del Sodalizio Facchini di Santa Rosa in Via San Pellegrino.


Eventi
25 marzo, Fiera dell'Annunziata.
Ponte del 1° maggio: San Pellegrino in Fiore.
Giugno/luglio Ludika 1243 - Festa medievale e festival di teatro di strada
Fine giugno/inizio luglio: Caffeina Festival, festival letterario.
Giugno/luglio: Tuscia Film Fest, manifestazione dedicata al cinema italiano.
Primavera\estate: Festival Barocco, rassegna internazionale di musica barocca.
Settembre Viterbese, un mese di festeggiamenti ed eventi, culminante, il 3 settembre, con il trasporto della Macchina di Santa Rosa.
Settembre-novembre: Quartieri dell'Arte- Festival internazionale di drammaturgia contemporanea
Dicembre-gennaio: Natale viterbese

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